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Dàgli alla Spagna, tanto è innocua

I governi sudamericani hanno trovato un diversivo ai loro problemi

di Redazione | 03 Maggio 2012 ore 06:59

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Il governo spagnolo di Mariano Rajoy dice che l’improvvisa decisione del presidente boliviano Evo Morales di nazionalizzare la Red Eléctrica Española (Ree), con tanto di esercito mandato a prendere possesso della società, “non ha niente a che vedere con il caso dell’Argentina e dell’Ypf” e che “non si tratta di un attacco alla Spagna”. Il Partito popolare si trova così in singolare contrasto con un’opposizione socialista che sostiene la necessità di “una strategia di difesa per le imprese spagnole in America latina”. Dal 2006, nove società spagnole sono rimaste vittime dei governi radicali del continente sudamericano: il servizio idrico di Buenos Aires nel marzo del 2006; il servizio idrico della provincia argentina di Catamarca nel febbraio del 2008; la filiale di Repsol-Ypf in Bolivia nel maggio del 2008; la Aerolíneas Argentinas nel luglio del 2008; il fondo pensione Consolidar del gruppo Bbva nel novembre del 2008; la Repsol-Ypf in Ecuador nel 2008; il Banco di Santander in Venezuela nel 2009; e ora Ypf e Ree. A differenza del governo argentino, quello boliviano è disposto alla trattativa con Madrid: dopo la nazionalizzazione del 2008 la Repsol è stata riammessa in Bolivia e, quasi in contemporanea alla nazionalizzazione di Ree, Morales ha inaugurato un nuovo impianto per la lavorazione del gas con il presidente di Repsol, Antonio Brufau, e l’ambasciatore spagnolo. Ree è strategicamente meno importante di Ypf, e Madrid tende a non moltiplicare i contenziosi.

Come in Argentina, però, anche in Bolivia l’intervento è stato motivato da accuse di “insufficiente investimento”, ed è arrivato in un contesto di difficoltà dei governi: Cristina Kirchner è alle prese con un’inflazione fuori controllo; Evo Morales deve contrastare manifestazioni e scioperi continui. Al tempo di González e Aznar, il rilancio di un ruolo storico di ponte dell’Europa verso l’America latina aveva dato alla nuova grandeur spagnola un formidabile asset. Devastata dallo zapaterismo e dalla crisi, la Spagna di oggi è soltanto una “cattiva da film”, come dice la Confederación Española de Organizaciones Empresariales, che i governi radicali latino-americani usano come comodo diversivo per i loro guai.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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