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Settimana frenetica sulla linea rossa

Gli incontri segreti prima dell’annuncio sul gas nervino in Siria

di Daniele Raineri | 27 Aprile 2013 ore 06:59

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Ecco la settimana culminata con l’annuncio americano sulle armi chimiche in Siria di giovedì 25. Lunedì 22: il direttore della Cia, John Brennan, ha ricevuto l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamid bin Khalifa al Thani, e il suo ministro degli Esteri (il Qatar sponsorizza i ribelli siriani) nella sede della Cia di Langley, in Virginia. Martedì 23: un generale dell’intelligence militare israeliana, Itay Bron, ha detto in pubblico che Israele ha le prove dell’uso di armi chimiche in Siria – costringendo l’Amministrazione Obama a scegliere se uscire allo scoperto o sembrare senza informazioni. Mercoledì 24 e giovedì 25 aprile: incontri segreti e coordinati a Washington per discutere la questione delle armi chimiche siriane. Oltre agli Stati Uniti, c’erano Francia, Qatar, Gran Bretagna, Canada e Repubblica ceca, secondo informazioni che arrivano da ambienti vicini all’intelligence francese. La Repubblica ceca non soltanto ha la migliore expertise internazionale sulle armi chimiche a livello mondiale – tanto che i suoi specialisti militari sono già in Giordania, nelle stesse basi dove ci si prepara all’eventualità di una guerra chimica – ma è anche una delle ultime nazioni occidentali ad avere ancora un’ambasciata aperta a Damasco e quindi rappresenta Stati Uniti e Europa grazie all’ambasciatrice Eva Filipi.
Gli incontri di Washington seguono un primo round nella capitale giordana, Amman, risalente a lunedì 1 e martedì 2 aprile – l’attacco più noto con gas nervino risale a martedì 19 marzo. Al tavolo, presieduto dal capo dell’intelligence giordana, Faisal al Shobaki, c’erano Stati Uniti, Qatar e per la prima volta anche Israele. Qualsiasi eventuale intervento contro le armi chimiche in Siria partirà dalle basi nel nord della Giordania. Il contributo degli israeliani si limita all’intelligence ottenuta con droni e satelliti – e infatti lunedì scorso è uscita la notizia che il regno arabo ha concesso due “corridoi aerei” di sorvolo ai droni israeliani per arrivare sulla Siria (subito smentita, ovviamente, da Amman).
Twitter @DanieleRaineri

© FOGLIO QUOTIDIANO


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