"Piano con giustizialismo e complottismo sulla Xylella in Italia". La lettera aperta dell'esperto americano

Incredulità, angoscia e rabbia per la morte di molti ulivi sfociano in una cieca caccia al colpevole: dalla mafia alla Cia, degli Usa alla Monsanto. Ma la scienza dice altro. Ci scrive Alexander Purcell, Professore Emerito della University of California, Berkeley.
"Piano con giustizialismo e complottismo sulla Xylella in Italia". La lettera aperta dell'esperto americano

La diffusione della Xylella fastidiosa e il disseccamento degli ulivi stanno producendo molti danni in Salento e rischiano di produrne di peggiori in futuro in altre parti d’Italia e d’Europa se si continuano a seguire teorie del complotto e agitatori di piazza. Paradossalmente in questa situazione d’emergenza gli occhi della magistratura sono puntati sui ricercatori che stanno cercando di curare la peste degli ulivi, finiti al centro di un’indagine che cerca i responsabili della diffusione della malattia. Il Foglio si era occupato tempo addietro di questa caccia all’untore e più recentemente la vicenda è finita sulla rivista scientifica Nature (com’era già accaduto per il “caso Stamina” e per la Commissione Grandi rischi sul terremoto dell'Aquila) , che ha descritto l’indagine come una calunnia per i ricercatori senza alcuna base scientifica. Sul tema riceviamo e pubblichiamo una lettera di Alexander Purcell, professore emerito alla University of California, e uno dei massimi esperti mondiali di patologie causate da Xylella fastidiosa. (l.cap.)


 

 

Una nuova, letale malattia dell'olivo si sta diffondendo nel Salento, i cui tanti oliveti moribondi o morti costituiscono ormai un ben triste spettacolo. La causa della devastante affezione, cui è stato attribuito l’acronimo CoDiRO (complesso del disseccamento rapido dell’olivo) è la Xylella fastidiosa, un batterio che si annida nei vasi che trasportano acqua ed elementi nutritivi (xilema) delle piante infette, occludendoli. Le più comuni reazioni alla comparsa di questo vero e proprio flagello ecologico che si espande a vista d’occhio negli oliveti della Puglia meridionale sono state incredulità, angoscia e rabbia. E questi sentimenti sfociano in una cieca caccia al colpevole: dalla mafia alla Cia, degli Usa alla Monsanto (la multinazionale degli Ogm ndr). Tuttavia, le evidenze sperimentali, asettiche e scevre da qualsivoglia teoria complottista, forniscono molto più che indizi nel processo al responsabile del disastro: il dito degli scienziati è puntato su Xylella fastidiosa. È triste constatare che i ricercatori dell’Università e del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bari,  che con tanto impegno e senza risparmio di energie hanno operato per appurare la causa del CoDiRO, caratterizzarne l’agente e mettere a punto possibili strategie di prevenzione e lotta,  vengano ora sospettati dalla magistratura di avere essi stessi favorito la diffusione del batterio, tanto che gli inquirenti hanno ordinato il sequestro di materiale informatico e cartaceo dai centri di ricerca coinvolti nello studio del fenomeno Xylella. Proprio nel momento in cui si sarebbe dovuto produrre il massimo sforzo per combattere il CoDiRO, l’azione legale rallenta drasticamente la ricerca di metodologie di controllo. Un processo che inoltre insinua dubbi nell’opinione pubblica e genera sfiducia nella scienza, proprio quando la velocità nell’azione e l’intensificazione degli sforzi della ricerca sarebbero essenziali per limitare l’avanzata della male. Non sorprende che il morale degli scienziati sospettati di un così riprovevole comportamento sia stato scosso, con evidenti ricadute  negative sul progredire delle ricerche con le quali essi cercano soluzioni per contrastare la drammatica avanzata della peste degli olivi.

 

Com’è possibile che più o meno da una dozzina di anni il tacco d’Italia  sia diventato  la prima area europea ad essere stata invasa da X. fastidiosa? Ripensandoci, è più che plausibile che una moltitudine di piante asintomatiche, ancorché infette, siano state introdotte in Europa dal XVI secolo in poi dal centro America e dalle aree tropicali e subtropicali del Sud e del Nord America.  Ed ancora  vettori conclamati di X. fastidiosa sono presenti e largamente diffusi in Europa. Come si è detto, X. fastidiosa si localizza  all’interno dei vasi xilematici  (legnosi) degli ospiti, ma è anche presente negli insetti che si nutrono, succhiandola, della linfa grezza. Una volta acquisito dall'insetto che lo trasporta (vettore), il batterio viene trasferito ad altre piante nelle quali viene inoculato con le punture, propagando così l’infezione. La risposta all’interrogativo di cui sopra la si può pertanto trovare nel ceppo batterico che è sbarcato  nel Salento, tenendo a mente che ceppi  X.. fastidiosa differenti tra loro si adattano al tipo di ospite che invadono e danneggiano. Si dà ora il caso che la popolazione di X. fastidosa che è costantemente presente negli olivi affetti da CoDiRO appartenga ad una sottospecie (Xylella fastidiosa subsp. pauca) la cui presenza è stata accertata solo in Sud e Centro America. Poiché il ceppo batterico salentino è risultato geneticamente identico ad uno costaricano della sottospecie pauca, appare più che probabile che il Costa Rica sia il suo paese d’origine; questa tesi è avvalorata dalla constatazione che diverse partite di piante ornamentali di importazione centro americana (Costa Rica ed Honduras), infette da Xylella ma apparentemente sane, sono state  recentemente intercettate in Olanda.

 

Al fine di informare le autorità governative ai vari livelli e il pubblico è, a mio parere,   essenziale  fornire  spiegazioni  su quanto già si conosce, e cercare di comprende e quanto ancora si ignora  riguardo a  questa nuova malattia dell’olivo. È bene tenere a mente che il Salento, oltre agli olivi, ospita una serie di piante da frutto come il mandorlo ed ornamentali tra cui l’oleandro,  soggette agli attacchi di Xylella. Ciò rende ancor più urgente la continuazione del lavoro in corso per l’identificazione di altri possibili ospiti tra le essenze boschive ed ornamentali di interesse per l’Europa ed il Mediterraneo ove la Xylella potrebbe diffondersi.

 

In qualità di studioso che fin dal lontano 1972 si è occupato della epidemiologia  di X. fastidiosa e del contrasto alla diffusione delle fitopatie da essa indotte in California, Messico, Brasile, Costa Rica, e che ben conosce il  problema salentino che ha avuto modo di osservare  di persona, mi permetto di riportare alcune considerazioni che ritengo importanti ed attuali.

 

1. È  necessaria un’azione immediata per incrementare e sostenere la ricerca sulla Xylella fastidiosa in Europa. A partire dal 2000, gli Stati Uniti hanno investito annualmente milioni di dollari per la ricerca di base ed applicata sulla X. fastidiosa e per condurre azioni mirate sia al blocco della diffusione di nuovi insetti vettori ritrovati in California, sia alla introduzione di nuovi ceppi del batterio. Questo programma ha prodotto risultati interessanti ed ha consentito lo sviluppo di  nuovi promettenti metodi di lotta ora in attesa di applicazione commerciale. Le frontiere non fermeranno la diffusione della malattia oggi limitata a una piccola area del sud Italia. I governi e i ricercatori dei Paesi con clima favorevole alla X. fastidiosa, nei quali sono presenti colture ed essenze forestali suscettibili alle sue infezioni, dovrebbero senza indugio studiare le potenzialità di diffusione del batterio nel malaugurato caso che vi fosse introdotto. Dovrebbero anche preparare piani d’intervento da mettere subito in opera non appena la presenza del batterio viene segnalata  nel loro territorio. Tutto ciò adeguatamente sostenuto da assistenza finanziaria per gli agricoltori e i servizi fitosanitari.

 

2. Il governo ai vari livelli e l'opinione pubblica necessitano di informazioni chiare di cui possano fidarsi. Notizie aggiornate e tempestive sono indispensabili  per stimolare l'interesse pubblico ed il  sostegno alle azioni necessarie per il contenimento della diffusione della X. fastidiosa. Senza il supporto e la convinta accettazione pubblica delle azioni da intraprendere, non vi è speranza di successo nella campagna di lotta.

 

3. Un coordinamento internazionale nella azioni di contrasto alla diffusione di Xylella fastidiosa è assolutamente necessario. I trasporti aerei e la globalizzazione del commercio hanno accelerato la diffusione intercontinentale di parassiti e malattie delle piante. In anni assai recenti l'approdo della "malattia di Pierce", una gravissima affezione della vite causata da X. fastidiosa,  è stata segnalata a Taiwan ed Iran. Si corre pertanto il rischio che questo ceppo batterico si diffonda nei vigneti europei, asiatici e nord africani.

 

4. Ricerca e lotta devono essere adattate al tipo di coltura e all'area interessata. Le strategie di lotta che funzionano in una determinata regione o su di una specifica coltura possono non essere  altrettanto efficaci su altre colture, o sulla medesima coltura ma in condizioni pedoclimatiche differenti. Ad esempio, la tempestiva eliminazione delle viti colpite dalla malattia di Pierce non ha sortito effetti degni di nota in California, mentre la stessa operazione condotta Brasile sugli agrumi  è risultata essenziale per contenere gli attacchi di "clorosi variegata", una malattia anch'essa indotta da X. fastidiosa. Inoltre, in tre differenti aree californiane vengono adottati tre diversi metodi di lotta contro la malattia di Pierce. Ciò a causa della presenza e attività di differenti insetti vettori e delle condizioni climatiche locali.

 

Ancorché non sia possibile prevedere dove e come la Xylella si diffonderà, è però un fatto che quando il batterio penetra in un territorio e vi si insedia, la sua eradicazione non è più possibile. La prevenzione è quindi l'unico efficace mezzo per affrontare questo patogeno. Il mio ultimo tentativo per attirare l'attenzione sulla possibilità chela Xylella penetrasse in Europa risale a 18 anni addietro, con la nota "Xylella fastidiosa, a regional problem or global threat?” (Journal of Plant Pathology, 79: 99-105, 1997).  E' cambiato qualcosa nel tentare di prevenire o rallentare la diffusione di questo patogeno? Non far nulla ha ora un costo molto basso, ma il costo sarà assai più  elevato in un immediato futuro.

 

 

di Alexander Purcell, Professore Emerito della University of California, Berkeley

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