Qualche esempio per sfatare il mito dell'attore povero che si è sudato tutto quello che ha

“Rags to riches” è la frase inglese per chi nasce povero, meglio se poverissimo, e arriva al successo. In italiano diciamo “dalle stalle alle stelle”. E’ una delle storie più sfruttate dal cinema, la scoviamo anche dove non ci aspetteremmo di trovarla.
Qualche esempio per sfatare il mito dell'attore povero che si è sudato tutto quello che ha

La famiglia di Armie Hammer ha stretti legami con l’Occidental Petroleum Company, e il padre è un celebre collezionista d’arte

“Rags to riches” è la frase inglese per chi nasce povero, meglio se poverissimo, e arriva al successo. In italiano diciamo “dalle stalle alle stelle”. E’ una delle storie più sfruttate dal cinema, la scoviamo anche dove non ci aspetteremmo di trovarla. “Rags to riches” – con in più la vendetta di un giovanotto scaricato che mette in rete gli album scolastici e fa decidere agli studenti la preferita tra due ragazze – è anche “The Social Network”: l’invenzione di Facebook scritta da Aaron Sorkin e diretta da David Fincher. 

 

“Rags to riches” è quel che pensiamo siano le biografie degli attori, visti i lavori che i poveretti fanno prima di strappare una scrittura decente, accumulando provini su provini. Camerieri, soprattutto. Da qui la battuta che circola dalle parti di Hollywood: “Fai l’attore? E in che ristorante lavori?”. Lo pensiamo in automatico, è bello sapere che si sono guadagnati con il sudore della fronte tutto quel che hanno. Mai viene in mente che alcuni sono ragazzi, e ragazze, nati più che bene.

 

La famiglia di Armie Hammer – giusto per prendere un attore di “The Social Network”, da solo grazie agli effetti speciali era i gemelli Winklevoss, miliardari mentre Mark Zuckerberg era figlio di un dentista e di una psichiatra – ha stretti legami con l’Occidental Petroleum Company, il padre è un celebre collezionista d’arte. Rooney Mara – era Lisbeth Salander in “Uomini che odiano le donne” (versione americana diretta da David Fincher) – nasce alla confluenza di due dinastie: da una parte il baseball, il padre fondò i New York Giants nel 1925, dall’altra l’acciaio.

 

Non sono solo gli americani. Se ci spostiamo in Francia, la miliardaria si chiama Lea Séydoux, una delle due ragazze innamorate nel film di Abdellatif Kechiche “La vita di Adele”. E’ la nipote di Jerôme Seydoux, presidente della Pathé, e la pronipote di Nicolas Seydoux, presidente della Gaumont (sono i due grandi, e storici, studi cinematografici di Francia, la Pathé mandò i suoi operatori nella cittadina di Astapov dove Tolstoj stava tirando le cuoia).

 

[**Video_box_2**]Baseball anche per Paul Giamatti, unito però alla cultura: suo padre fu presidente a Yale. Chevy Chase – nome d’arte di Cornelius Crane Chase, era nella prima stagione del Saturday Night Live – non ha bisogno né dei film né della tv per arrivare a fine mese. La sua famiglia è newyorchese dal 1600, il nonno si chiamava Cornelius Vanderbilt Crane, la seconda moglie del padre è imparentata con i Folgers del caffè (“The Best Part of Wakin’ Up”, il meglio del risveglio, promette la pubblicità).

 

Molto più che benestante anche Julia Louis-Dreyfus, l’attrice di “Seinfeld” e della serie tv “Weep”: il padre Williams era nelle liste che su Forbes elencano i più ricchi del mondo. Dai cataloghi di vendite per corrispondenza viene invece il cucchiaio d’argento della bocca di Spike Jonze, nato Adam Spiegel. Non poteva tenerlo così, sa di midwest, e nello stesso tempo diventare il primo marito di Sofia Coppola.

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