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L’ispiratore delle riforme della chiesa sia Lutero, dice il card. Marx

di Matteo Matzuzzi | 08 Gennaio 2015 ore 06:30

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Il cardinale Marx

Roma. Anche i cattolici farebbero bene a prepararsi per il cinquecentesimo anniversario della riforma di Martin Lutero, in programma nel 2017. Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, capo della conferenza episcopale tedesca e coordinatore del consiglio per l’economia istituito dal Papa per rendere trasparenti le finanze vaticane, non ha dubbi: Lutero deve fare da ispiratore alle grandi riforme  – spirituali e di governo – che attendono la chiesa nei prossimi anni. Una sorta di bussola che orienti la chiesa, insomma. Dopotutto, il monaco agostiniano “non aveva lo scopo di dividere la chiesa” e, anzi, si può dire – come ha fatto il cardinale Kurt Koch nei mesi scorsi – che “nonostante la data del 1517 sia stata usata e percepita come anticattolica, Lutero a quel tempo poteva considerarsi ancora un cattolico”. Il suo obiettivo, ha spiegato Marx in un commento scritto di proprio pugno per il giornale culturale Politik&Kultur, era solo quello di “richiamare l’attenzione su ciò che oscurava il messaggio del Vangelo”.

 

ARTICOLI CORRELATI Per qualche ostia ai divorziati, la chiesa tedesca verso lo scisma Pulpito sbadiglio Nessuna paura, dunque, nel riprendere in mano le sue tesi e teorie, anche quelle affisse sul portale della chiesa di Wittenberg, scatenando l’ira funesta di Papa Leone X Medici che da Roma, la novella “meretrice di Babilonia”, gli intimava di schiodare quelle novantacinque frasi e di tacere. Il tempo passa e “dopo cinquant’anni di dialogo ecumenico congiunto è possibile per un cristiano cattolico leggere gli scritti di Lutero apprezzandoli”, ha aggiunto il porporato, a giudizio del quale è opportuno anche che il cattolico “impari dai pensieri” del monaco di Eisleben. Il 2017, per Marx, sarà l’anno della svolta, l’occasione per mettere Cristo ancor più al centro dell’attenzione, stimolando “una collaborazione sempre più stretta tra le confessioni cristiane” per far fronte alla “secolarizzazione della società”. Il fine è nobile: “La mia speranza è che la commemorazione della Riforma rappresenti un passo in avanti verso la piena e visibile unità della chiesa”. Il cardinale svizzero Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, partecipando lo scorso ottobre alla Conferenza della federazione luterana mondiale, aveva anticipato la presa di posizione di Marx, benché avesse sottolineato in tale circostanza che il contributo teologico fondamentale di Lutero sia stata la sua “domanda su Dio”.

 

Koch aveva ricordato le parole pronunciate da Benedetto XVI nel discorso tenuto a Erfurt davanti al consiglio della chiesa evangelica di Germania: “Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? Questa scottante domanda di Lutero”, disse Joseph Ratzinger, “deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta”. Il cardinale Koch, facendo riferimento alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione della fede firmata nel 1999, auspicava che a quel testo “un giorno potesse seguire una ulteriore dichiarazione congiunta su chiesa, eucaristia e ministero”. Tuttavia, a differenza dell’ottimista Marx, che suggerisce ai cattolici di immergersi fin d’ora sulle riflessioni di Lutero, il successore di Walter Kasper nel dicastero per l’ecumenismo osservava che questo è sì “l’orizzonte del nostro dialogo”, ma, “me ne rendo conto, di lungo periodo”.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI REINHARD MARX , RELIGIONE , VATICANO , CHIESA

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