Leggere Martin Amis è un buon farmaco contro il poeticamente corretto

Occhio, “La guerra contro i cliché” di Martin Amis appena pubblicato da Einaudi non è la traduzione del “The War Against Cliché” uscito nel 2001 in Inghilterra ma un’antologia che include anche brani da “The Moronic Inferno” e “Visiting Mrs Nabokov”.

Leggere Martin Amis è un buon farmaco contro il poeticamente corretto

Martin Amis

Occhio, “La guerra contro i cliché” di Martin Amis appena pubblicato da Einaudi non è la traduzione del “The War Against Cliché” uscito nel 2001 in Inghilterra ma un’antologia che include anche brani da “The Moronic Inferno” e “Visiting Mrs Nabokov”. Saggia scelta: così si comprende meglio il contesto della prefazione rivolta contro la critica letteraria che “sferra il suo attacco al talento attaccando il canone” e in particolare contro le carriere costruite su “un’innovativa ricerca sulle idee politiche degli scrittori”. Amis si riferisce al caso di Philip Larkin, al quale la raccolta dedica due saggi: un necrologio per Vanity Fair e una retrospettiva per il New Yorker.

 

Per gli inglesi Larkin è stato il poeta nazionale del Dopoguerra salvo poi divenire un paria. Il senso del termine “larkinesque” si è evoluto da provincialismo crepuscolare, malinconicamente inglese, a razzismo tanto estremo da risultare più scabroso dell’erotomania. La svolta si verificò nel 1992, con la pubblicazione dell’epistolario del poeta. Le lettere scandalizzarono l’allora giovane critico Tom Paulin che accusò Larkin di “razzismo, misoginia e opinioni parafasciste”, sostenendo che così veniva alla luce “la fogna che scorreva sotto quel monumento nazionale”. Paulin dette la stura al revisionismo letterario. La rivista delle biblioteche inglesi associate auspicò che i libri di Larkin venissero messi al bando; i critici più moderati ridimensionarono Larkin al rango di poeta minore.

 

Un anno dopo, la biografia di Larkin firmata da Andrew Motion lo rivelò come un uomo ancora meno facile. Nonostante il pacifico aspetto da impiegato calvo vergava dozzinale pornografia di ambientazione scolastica sotto pseudonimo femminile, riteneva più efficace ed economico masturbarsi anziché portare una donna a cena, era taccagno, odiava i bimbi, beveva Porto ogni mattina, aveva anche tre fidanzate per volta e partoriva versi come “Togliti dai piedi prima che puoi / e non avere bambini tuoi”. Il libro di Motion è una requisitoria che scandaglia la vita di Larkin alla ricerca di “misoginia” e “sessismo”, rinvenendo nella sua opera tracce dello “sfruttamento delle donne” esercitato dal poeta quale autorevole compulsatore di riviste hard dopo l’orario di lavoro in biblioteca.

 

Amis cerca di ricondurre i critici alla ragione oltre che al rispetto della vita privata. Spiega che Larkin componeva le poesie incriminate nel 1965, “un’epoca in cui il concetto di sessismo non esisteva, non aveva senso”, e si domanda “con quale faccia i revisionisti letterari e i purificatori del canone prendano soldi per il loro lavoro”. Il libro non lo dice ma Amis scriveva mentre Paulin, dopo aver imbastito la carriera di critico militante sulla lotta a ciò che chiamava “la tolleranza del pregiudizio nella cultura”, stava per ricevere la cattedra di Letteratura inglese all’Hertford College di Oxford, i cui colleghi avrebbe poi scosso con arditi paragoni fra israeliani e nazisti.

 

[**Video_box_2**]Soprattutto, Amis paventa la “necessità di irreggimentazione” del politicamente corretto, forza ottusa che cerca di superare la naturale evoluzione delle generazioni pretendendo risultati immediati: “Per raggiungere tale scopo avrebbe bisogno di un’area direttiva molto alacre e di una vigilanza ininterrotta. Ma alla fine riuscirà a raccogliere solo l’ennesima vagonata di falsa coscienza”. In caso contrario, scrive, ci aspetta un orribile “mondo nuovo, regno del super-Io, dove ognuno si fa carico delle preoccupazioni altrui, dove gli uomini non mentono mai alle donne, dove le persone si comportano in modo meraviglioso”. Amis lo annunciava vent’anni fa; e nel 2015 ricorreranno i trent’anni dalla morte di Larkin, già poeta nazionale, già reietto dalla critica colta. In Inghilterra l’anniversario verrà salutato da imbarazzati colpi di tosse?
Antonio Gurrado

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