Lo spirito soffia dalla parte dei novatori di dottrina, clima effervescente

S’era parlato di sinodo segreto, al pari d’un Conclave, con il Papa che nel comporre l’elenco dei padri aveva usato il bilancino: tredici conservatori per la difesa della dottrina e tredici progressisti desiderosi di aggiornare allo spirito del tempo l’insegnamento in fatto di morale sessuale.

Lo spirito soffia dalla parte dei novatori di dottrina, clima effervescente

(foto LaPresse)

Roma. S’era parlato di sinodo segreto, al pari d’un Conclave, con il Papa che nel comporre l’elenco dei padri aveva usato il bilancino: tredici conservatori per la difesa della dottrina e tredici progressisti desiderosi di aggiornare allo spirito del tempo l’insegnamento in fatto di morale sessuale, perché così chiedono le masse dei fedeli di qualche regione dell’occidente secolarizzato. Poi, quando le porte dell’Aula nuova si sono chiuse e il dibattito è iniziato, i padri hanno fatto a gara per intervenire: in settanta hanno preso la parola solo nella prima giornata e mezza, quella dedicata alla riflessione sul Vangelo della famiglia e la famiglia naturale. E la sorpresa è stata l’avanzata del fronte pro Kasper, apparso ben più numeroso di quanto accreditato all’inizio. Tra i primi a parlare, nell’ordine, Maradiaga e Marx, quest’ultimo foriero d’un documento a totale sostegno della relazione del teologo tedesco, per altro già intervenuto. Rumore ha fatto poi il breve intervento del cardinale arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, già allievo ratzingeriano che ha appoggiato – portando ad esempio la propria esperienza di figlio di divorziati – un adeguamento della prassi nel segno della misericordia a tutte quelle situazioni non toccate o toccate in modo superficiale nella Familiaris Consortio giovanpaolina. I conservatori non si aspettavano che il gruppo favorevole a un mutamento dell’approccio pastorale sulla famiglia partisse in modo così deciso già nelle prime congregazioni, ancor prima che la discussione entrasse nel vivo, toccando i punti più delicati e controversi, come la comunione ai divorziati risposati. Il clima che si respira, dice chi di sinodi ne ha visti più d’uno, più che alle precedenti assemblee sostanzialmente tranquille, come quella sulla Nuova Evangelizzazione, ha molto più a che vedere con quello roncalliano seguito all’indizione del Concilio Vaticano II, la spinta forte per una rivoluzione chiamata pudicamente aggiornamento.

 

E non si parla solo di pastorale, come aveva chiesto e quasi ammonito il cardinale Erdö nella sua Relatio ante disceptationem di lunedì: di dottrina s’è parlato, visto che molti padri intervenuti hanno chiesto di studiare il modo per “spiegarla meglio” alla luce delle mutate condizioni della famiglia. L’onda per il cambiamento s’ingrossa – l’ha confermato ieri anche il preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás –, specie dopo le dure parole del Papa contro “i cattivi pastori” e i “dottori della legge” la cui “febbre teologica e intellettuale sforna solo precetti”. Si chiede con forza che “la chiesa dialoghi sempre più con il mondo, anche oltre i suoi stessi confini”, che la chiesa “adegui il suo linguaggio alla contemporaneità”. Una resistenza, comunque c’è, benché mantenga coperte le carte in vista dei temi ancora da dibattere che più dividono le correnti sinodali. Oltre ai porporati e ai vescovi che si sono già espressi pubblicamente contro le aperture delineate dal presidente emerito del Pontificio consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, i più battaglieri sono i vescovi africani – hanno ricordato, in Aula, che più dell’ostia ai divorziati risposati, nelle loro diocesi il problema reale è la poligamia – e quelli dell’Europa orientale.

 

[**Video_box_2**]In ballo c’è ben di più dell’accesso ai sacramenti per chi ha sperimentato il fallimento del matrimonio, ma entrano nel confronto (e non marginalmente) l’approccio da tenere sul tema della contraccezione e il comportamento della chiesa nei confronti delle unioni di fatto e delle coppie omosessuali – fattispecie, questa, di cui s’è parlato già durante la seconda congregazione, con un padre sinodale che ha osservato che definire l’omosessualità un “comportamento intrinsecamente disordinato non aiuta a portare le persone a Cristo”. La sensazione, commenta qualche navigato osservatore, è che il gruppo che sostiene le tesi di Kasper stia alzando la posta per ottenere almeno qualcosa in questa prima tappa del Sinodo biennale. E questo qualcosa potrebbero essere alcuni paragrafi “aperturisti” della Relatio post disceptationem che saranno poi discussi nuovamente dalle conferenze episcopali locali nel lasso di tempo che condurrà all’assemblea ordinaria del prossimo anno.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi