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Con l’islam è guerra di religione

Mentre l’occidente si balocca fra tenerezze, cecità e nevrosi secolari, i seguaci di Maometto praticano l’epica del jihad, zittiscono papi e ci decollano. L’unica risposta è in una violenza incomparabilmente superiore

di Giuliano Ferrara | 05 Settembre 2014 ore 06:30

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Un frame di un video propagandistico dello Stato islamico

Mentre nella Serenissima si baloccano con il poetico, quanto di meno cinematografico esista al mondo, in medio oriente subiamo lezioni di epica, cioè narrazione e trasfigurazione, fondamento mitico della realtà. Tenerezza e misericordia a occidente, più nevrosi leopardiane e pasoliniane; giustizia e violenza purificatrice a oriente, più sesso, matrimonio, figli e coltelli seghettati: questo è il luogo globale in cui europei e americani vivono senza volerlo sapere, e pattuglie di avanguardia passano nel campo di Agramante dove la Discordia è un modo di fare la guerra, non necessariamente di perderla. Ogni modello di vita (quando non si intenda un lifestyle) è in nome di Dio, lo si riconosca oppure no. Il nostro Dio è incarnato, crocifisso, umile e grande, e noi lo abbiamo per giunta abbandonato per la fitness; ci si oppone un Dio che è profezia, è mistica, è politica, è scisma, il Dio degli infedeli d’antan (non noi ma i Saracini), un Dio che nessuno di loro abbandona, non i cosiddetti moderati, non i sauditi wahabiti, non gli sciiti, non i sunniti califfali, non i “laici” e i Fratelli (si ammazzano per decidere come ammazzarci, al massimo).

 

Guerra al terrore o al terrorismo va bene, se è per il marketing politico, ma nella definizione, peraltro respinta dai riluttanti e dagli umanitari in quanto espressione bellicista, sta un equivoco colossale.

 

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Piacerebbe a tutti noi poter pensare che il patibolo nel deserto sia una macabra messinscena, uno spettacolo di violenza demenziale e cieca, invece è una rappresentazione corrusca, che lascia balenare un suo fuoco luminoso e insieme accecante. Con Hollywood e la televisione abbiamo sostituito l’epica con i supereroi, altra faccia dell’inconscio freudiano, ma la tremenda realtà dell’omicidio rituale, della morte inferta in nome di Dio, quando l’uomo si fa agnello e il lupo lo azzanna, quando l’angelo caduto si fa vivo in questo mondo, supera la nostra immaginazione agnostica, il nostro benedetto spessore liberale e commerciale, e taglia tutti i ponti. E’ un crudele gioco di intimidazione in cui la palma della vittoria in battaglia è già conquistata dall’islam, la religione che ha tappato la bocca a un Papa di Roma, che ha reso riluttante e timido un potere imperiale e internazionalista come quello americano. So di dire qualcosa di sconcertante, ma non si risponde a questa altezza di sfida e a questa brutalità santificante con lo stato di diritto, con un’idea di polizia internazionale, con la denuncia della violenza; l’unica risposta è in una violenza incomparabilmente superiore.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI ISLAM , IRAQ , STATO ISLAMICO , CALIFFATO , RELIGIONE , CRISTIANI , JIHAD

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