Speciale online 16:25

Perché il vero problema di Renzi si chiama Pd

Rigore di bilancio, taglio della spesa pubblica, riduzione delle tasse e privatizzazioni. Le linee guida del Def Renzi-Padoan continuano sul sentiero dell'austerità e della responsabilità fiscale tracciato dall'Unione Europea, ma tendono ad avviare un dimagrimento dello Stato. Un'impostazione più vicina alla rivoluzione liberale di berlusconiana memoria che all'approccio keynesiano da sempre dominante a sinistra. Non a caso le prime critiche sono venute proprio dal fuoco amico, con Stefano Fassina che ha bocciato senza appello il Def: "È rituale e continuista, avremo meno Pil, meno occupazione e più debito pubblico".
"Condivido in parte le critiche di Fassina", dice al Foglio il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano. "È un documento ancora troppo rigorista, in continuità con quelli precedenti.

di Luciano Capone

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Perché il vero problema di Renzi si chiama Pd

Rigore di bilancio, taglio della spesa pubblica, riduzione delle tasse e privatizzazioni. Le linee guida del Def Renzi-Padoan continuano sul sentiero dell'austerità e della responsabilità fiscale tracciato dall'Unione Europea, ma tendono ad avviare un dimagrimento dello Stato. Un'impostazione più vicina alla rivoluzione liberale di berlusconiana memoria che all'approccio keynesiano da sempre dominante a sinistra. Non a caso le prime critiche sono venute proprio dal fuoco amico, con Stefano Fassina che ha bocciato senza appello il Def: "È rituale e continuista, avremo meno Pil, meno occupazione e più debito pubblico".
"Condivido in parte le critiche di Fassina", dice al Foglio il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano. "È un documento ancora troppo rigorista, in continuità con quelli precedenti. Ritengo che andrebbe utilizzato il margine disponibile fino al tetto del 3% di deficit/Pil per favorire la ripresa economica attraverso investimenti pubblici. Del resto mi era parso che Renzi si muovesse in questa direzione quando ha proposto di scorporare le spese di investimento dal conteggio del deficit”. Pur con il consueto stile misurato e garbato, le critiche dell'ex ministro del Lavoro del governo Prodi sono radicali: "Non vedo l’ombra di Keynes. Ci sono tanti buoni propositi che però sono stati stoppati dal ministro dell’Economia e dalle pressioni europee". Il problema è sempre il taglio della spesa pubblica, che secondo la sinistra del Pd produrrebbe effetti recessivi: "Preoccupano i tagli lineari, ma anche il paventato blocco della contrattazione del pubblico impiego fino al 2020. Sarebbe paradossale che a questi lavoratori venisse erogata da un lato l’aumento di 80 euro netti e dall’altro venga fermata la contrattazione, con un saldo bene che vada pari a zero". Pur condividendo le misure espansive come il taglio delle tasse al lavoro dipendente, l’abbassamento dell’Irap e del costo dell’energia per le imprese, ciò che andrebbe modificata secondo Damiano è l'impostazione di fondo: "Mi chiedo quale sia la coerenza fra le manovre annunciate a vantaggio del lavoro e dell’impresa e un Def che ha un’impostazione restrittiva. Per rilanciare l'economia è necessario promuovere manovre anticicliche, bisogna aumentare il debito pur tenendo d’occhio i parametri europei. C'è un margine fino al limite del 3% che può essere utilizzato".
 Se chi è in maggioranza vorrebbe una manovra con più spesa pubblica, come la pensa chi è all'opposizione ma è nato con il mito della rivoluzione liberale e della riduzione del peso dello Stato? "Renzi sta giocando nel campo del centrodestra" dice al Foglio l'enfant prodige di Forza Italia Alessandro Cattaneo. "Quelle sono le nostre tematiche e Renzi le sta affrontando con la timidezza e l'incertezza del suo partito perché non è vero, come dice lui, che il Pd che non riforma è destra. Quello è proprio il vero Pd". Secondo il sindaco di Pavia il compito di Forza Italia non è quello di ostacolare il governo, ma di metterlo alla prova: "Dobbiamo vedere se Renzi bluffa, rilanciare e farci inseguire. Anche se il mio partito in passato ha singhiozzato su questi temi, siamo noi quelli delle privatizzazioni senza se è senza ma è della riduzione delle tasse attraverso la riduzione della spesa". Insomma se il premier fa sul serio può trovare una sponda nell'opposizione: "Il nostro compito non è fare il controcanto a Renzi, da sindaco so che i cittadini vogliono le riforme e chi ha un pensiero conservatore è perdente. Ci vuole coraggio, dobbiamo essere audaci e far percorrere a Renzi la strada che ha indicato fino in fondo. Ma temo che il suo partito non lo seguirà. E questo è il suo punto debole".

di Luciano Capone

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