Renzi e la sfida della giustizia

Finora Matteo Renzi ha cercato di tenersi lontano dalle spinose questioni dello strapotere giudiziario, si è limitato ad aforismi insipidi sulla distinzione tra giustizia e politica, ma non potrà esimersi dall’affrontare uno degli snodi decisivi di un processo riformatore credibile, come gli ricorda oggi persino l’Unità, mettendo in primo piano il “tabù giustizia”. Riformare la giustizia è indispensabile, se si vuole recuperare il carattere di stato di diritto e la sovranità popolare, ma è anche un’impresa politicamente difficilissima. Si tratta di affrontare un sistema di potere, una casta che si autogarantisce attraverso meccanismi di cooptazione e di lottizzazione politica, che influenza largamente l’opinione pubblica ed è in grado di utilizzare una straordinaria forza di intimidazione.

Renzi e la sfida della giustizia

Finora Matteo Renzi ha cercato di tenersi lontano dalle spinose questioni dello strapotere giudiziario, si è limitato ad aforismi insipidi sulla distinzione tra giustizia e politica, ma non potrà esimersi dall’affrontare uno degli snodi decisivi di un processo riformatore credibile, come gli ricorda oggi persino l’Unità, mettendo in primo piano il “tabù giustizia”. Riformare la giustizia è indispensabile, se si vuole recuperare il carattere di stato di diritto e la sovranità popolare, ma è anche un’impresa politicamente difficilissima. Si tratta di affrontare un sistema di potere, una casta che si autogarantisce attraverso meccanismi di cooptazione e di lottizzazione politica, che influenza largamente l’opinione pubblica ed è in grado di utilizzare una straordinaria forza di intimidazione. Naturalmente non tutta la magistratura fa parte del partito delle procure politicizzate, che però resta il punto di riferimento più attivo. Per esercitare l’arte di governo in un campo minato come questo, non ci si può orientare sui sondaggi di opinione, è necessaria una consapevolezza complessiva della gravità della crisi della giustizia, dei danni che provoca all’economia e alla libertà, e realizzare un fronte riformista sufficientemente ampio. La decisione di separare politica e giustizia che ha indotto Renzi a trattare con il leader dell’opposizione per quanto “condannato” rappresenta un passo avanti nel superamento dell’antico complesso di subalternità della sinistra al giustizialismo. Chi vuole governare, però, deve intervenire sulle radici di uno squilibrio istituzionale intollerabile, e qui si misurerà davvero la capacità di Renzi di affrontare la missione più difficile.

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