L’altro Matteo

Giovedì sera su Rai1 l’ultimo episodio di “Don Matteo 9”, la nona stagione della fiction detective-religiosa interpretata da Terence Hill ha sbancato, as usual, il totalizzatore dell’Auditel: 33,4 per cento nel prime time (per una media stagionale monstre di 8 milioni di spettatori), scavalcando perfino il calcio europeo in chiaro di Juventus-Lione (16,77 per cento). Per non dire del tracollo di “Servizio pubblico” di Michele Santoro, travolto con un milione 630 mila spettatori alla tragica quota del 6,7 per cento. Emblema, del resto, dello sprofondo probabilmente irreversibile che sta inghiottendo tutti i talk-show, stritolati a tenaglia dal protagonismo televisivo di un Matteo (Renzi) e dai miracoli investigativi dell’altro Matteo (il don).

Guarda anche la gallery fotografica su Don Matteo

L’altro Matteo

Giovedì sera su Rai1 l’ultimo episodio di “Don Matteo 9”, la nona stagione della fiction detective-religiosa interpretata da Terence Hill ha sbancato, as usual, il totalizzatore dell’Auditel: 33,4 per cento nel prime time (per una media stagionale monstre di 8 milioni di spettatori), scavalcando perfino il calcio europeo in chiaro di Juventus-Lione (16,77 per cento). Per non dire del tracollo di “Servizio pubblico” di Michele Santoro, travolto con un milione 630 mila spettatori alla tragica quota del 6,7 per cento. Emblema, del resto, dello sprofondo probabilmente irreversibile che sta inghiottendo tutti i talk-show, stritolati a tenaglia dal protagonismo televisivo di un Matteo (Renzi) e dai miracoli investigativi dell’altro Matteo (il don). La longeva serie blockbuster realizzata da Rai Fiction e dalla Lux Vide sa mescolare in chiave pop, come dicono i suoi produttori, “spiritualità e divertimento, detection e forti emozioni”. Di certo è lo specchio del pubblico attempato e post-democristiano della rete pubblica ammiraglia, come insegna Aldo Grasso, e questo è chiaro. Ma è anche lo specchio di un’Italia che sopravvive a se stessa in quanto cattolica. O per meglio dire, un’Italia cattolica che sopravvive a se stessa in un eccezionalismo ormai solo televisivo. O da grandi eventi. E’ l’Italia di un cattolicesimo di provincia e di buoni sentimenti, di collina e biciclette più che di periferie esistenziali da sanare. Un cattolicesimo fedele alleato della Benemerita, che predica il bene, perdona tutti e ha una parola buona per ognuno, attaccaticcio ai suoi valori non negoziabili, ma anche no. Ciò detto, don Matteo è l’unica voce della Cei che ancora si faccia sentire in televisione.

Guarda anche la gallery fotografica su Don Matteo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi