La tragica favola dell’aborto facile

Sul caso della donna torinese di trentasette anni, madre di un bambino di quattro, morta giovedì dopo aver assunto la pillola abortiva Ru486, il dottor Guido Viale, il paladino radicale dell’aborto chimico, ha dichiarato con gran sicumera che non può essersi trattato che di semplice “fatalità”. Ma prima di quella morte, ne sono state contate nel mondo almeno altre quaranta legate alla kill pill. Quaranta giovani donne, a volte giovanissime, uccise dall’aborto fai da te: due pillole a distanza di pochi giorni l’una dall’altra e niente ricovero.

La tragica favola dell’aborto facile

Sul caso della donna torinese di trentasette anni, madre di un bambino di quattro, morta giovedì dopo aver assunto la pillola abortiva Ru486, il dottor Guido Viale, il paladino radicale dell’aborto chimico, ha dichiarato con gran sicumera che non può essersi trattato che di semplice “fatalità”. Ma prima di quella morte, ne sono state contate nel mondo almeno altre quaranta legate alla kill pill. Quaranta giovani donne, a volte giovanissime, uccise dall’aborto fai da te: due pillole a distanza di pochi giorni l’una dall’altra e niente ricovero. La contabilità è senz’altro parziale: di quei casi si è saputo solo perché i familiari non si sono accontentati di prendere atto della “fatalità”, come hanno raccontato Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella nel saggio “La favola dell’aborto facile”. Così è stato per la diciottenne americana Holly Patterson, morta di infezione dopo aver assunto la pillola abortiva in un centro della Planned Parenthood ed essere tornata a casa, in attesa della seconda somministrazione. Se lo sappiamo, è solo grazie all’ostinazione dei suoi genitori.

Di aborto chimico si muore dieci volte di più che di aborto chirurgico, e in Italia è previsto che la Ru486 sia usata in regime di ricovero ospedaliero durante l’intero percorso abortivo, di tre-quattro giorni. Ma ora sta prevalendo in alcune regioni (Piemonte, Toscana, Lazio) la prassi ambulatoriale, che solleva i medici ma espone a gravi rischi le donne, mandate a casa ad aspettare che la Ru486 faccia effetto. La morte della donna di Torino, che pensava di andare a prendere il bambino a scuola dopo essere passata all’ospedale per la seconda dose di Ru486, richiama tutti alla realtà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi