Sottomissione accademica

A dir poco bizzarro e tragico che Ayaan Hirsi Ali, l’autrice del film “Submission”, realizzato dal martire olandese Theo van Gogh e grande pegno della libertà delle donne islamiche, sia stata cacciata da un campus pochi chilometri fuori Boston, la Brandeis University. Quest’ultima, infatti, avrebbe dovuto onorarla con una laurea. Se non fosse che degli accademici di sinistra, in combutta con le organizzazioni islamiche d’America (come il Council on American-Islamic Relations), hanno fatto pressione sull’ateneo perché ritirasse il premio alla Hirsi Ali. Detto fatto. Il Wall Street Journal scrive che il caso entra a far parte degli “annali della sottomissione accademica”.

Sottomissione accademica

A dir poco bizzarro e tragico che Ayaan Hirsi Ali, l’autrice del film “Submission”, realizzato dal martire olandese Theo van Gogh e grande pegno della libertà delle donne islamiche, sia stata cacciata da un campus pochi chilometri fuori Boston, la Brandeis University. Quest’ultima, infatti, avrebbe dovuto onorarla con una laurea. Se non fosse che degli accademici di sinistra, in combutta con le organizzazioni islamiche d’America (come il Council on American-Islamic Relations), hanno fatto pressione sull’ateneo perché ritirasse il premio alla Hirsi Ali. Detto fatto. Il Wall Street Journal scrive che il caso entra a far parte degli “annali della sottomissione accademica”. Hirsi Ali è una polemista, ex parlamentare olandese, ben nota perché vive sotto una perenne minaccia di morte, primula nera di quegli sfollati del mondo islamico che hanno combattuto anche per noi una battaglia contro la persecuzione e il “takfir”, l’ideologia islamista che tanto sangue ha sparso nella recente storia. Ayaan Hirsi Ali si è battuta contro il matrimonio forzato, la mutilazione genitale femminile, i delitti d’onore, la sharia, tanto da essere definita sulla stampa “principessa della libertà”, “Voltaire musulmana”, “crociata dei diritti delle donne”, “liberatrice islamica” e via dicendo. Non è la prima volta che Hirsi Ali viene contestata nei campus americani. All’Università di Harvard militanti islamici l’hanno accolta a modo loro, al grido “blasfema”. Un suo discorso all’Università di Pittsburgh è stato accompagnato dal boicottaggio delle organizzazioni islamiste. Ma mai finora una università aveva ceduto al ricatto. Dopo essere stata costretta a nascondersi dagli assassini dell’amico Van Gogh, dopo gli attacchi di intellettuali progressisti come Ian Buruma e Timothy Garton Ash, Hirsi Ali ha scoperto che professori, baroni e studenti del Massachusetts, uno degli stati più liberal e tolleranti d’America, erano imbarazzati a ospitare una portavoce del Terzo mondo così famosa, una donna mutilata, nel fisico e nell’immagine pubblica, infibulata e apostata. La Brandeis University, fondata dopo la Seconda guerra mondiale per difendere la libertà religiosa non settaria, in un momento in cui molte facoltà americane avevano delle quote riservate agli studenti ebrei, potrà adesso vantare fra i suoi “valori fondamentali” l’intolleranza accademica e la repressione illiberale delle idee.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi