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Perché le agenzie devono cambiare idea sull’Italia

Ieri mattina per qualche ora il Def (Documento di economia e finanza) è scomparso dal sito del ministero dell’Economia. Che l’avessero sequestrato le agenzie di rating? Per oggi è previsto il giudizio sull’outlook da parte della canadese Dbrs, la più piccola delle quattro sorelle occidentali (c’è anche la cinese Dagong), e l’unica che abbia finora mantenuto il rating sul debito italiano in area A – “A low”, basso, per la precisione – con outlook negativo. “Se l’ambiziosa scaletta di riforme di Matteo Renzi rispettasse i tempi potremmo migliorare il nostro giudizio”, disse Giacomo Barisone, analista di Dbrs, all’insediamento del governo. Vedremo ora, con il Def approvato e cronoprogramma e vincoli rispettati, a cominciare da quelli europei di bilancio.

Perché le agenzie devono cambiare idea sull’Italia

Ieri mattina per qualche ora il Def (Documento di economia e finanza) è scomparso dal sito del ministero dell’Economia. Che l’avessero sequestrato le agenzie di rating? Per oggi è previsto il giudizio sull’outlook da parte della canadese Dbrs, la più piccola delle quattro sorelle occidentali (c’è anche la cinese Dagong), e l’unica che abbia finora mantenuto il rating sul debito italiano in area A – “A low”, basso, per la precisione – con outlook negativo. “Se l’ambiziosa scaletta di riforme di Matteo Renzi rispettasse i tempi potremmo migliorare il nostro giudizio”, disse Giacomo Barisone, analista di Dbrs, all’insediamento del governo. Vedremo ora, con il Def approvato e cronoprogramma e vincoli rispettati, a cominciare da quelli europei di bilancio.

Resta il fatto che le tre maggiori agenzie – Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – continuano a collocare l’Italia in fascia B, e in due casi su tre con outlook negativo, dopo una lunga serie di declassamenti che non appaiono più molto razionali. Lo hanno scritto gli esperti di Bank of America Merrill Lynch commentando il Def: “Quest’anno potrebbe esserci margine per un miglioramento dell’outlook sul merito di credito italiano”, dice il report di BofA dal titolo “Costruendo credibilità”. S&P’s dà all’Italia il rating BBB con outlook negativo. Moody’s Baa2 e outlook da poco rivisto a stabile. Fitch è la più benevola: BBB+ e outlook negativo. Dopo Dbrs le prossime revisioni saranno di Fitch (25 aprile), S&P’s (6 giugno) e Moody’s (6 giugno). La sfilata autunno-inverno vedrà Moody’s e Dbrs (10 ottobre), Fitch (24 ottobre) e S&P’s (5 dicembre). Ci sarebbe dunque tempo e modo di migliorare nel 2014 sia le previsioni sia le pagelle. Cosa che stanno facendo da tempo gli investitori, che continuano a premiare i titoli di stato italiani facendo segnare minimi storici sia ai rendimenti dei Bot (ieri quelli annuali sono stati collocati allo 0,589 per cento) sia sui Btp, che in vista delle aste di oggi sono scesi sul mercato secondario al 3,15. L’Italia ha, secondo S&P’s, un rating inferiore alla Bulgaria, la cui emissione a scadenza triennale è acquistabile sul secondario al 4,75 per cento, il quadruplo degli equivalenti italiani. Moody’s invece ci assegna lo stesso credito del Brasile, che ha in listino emissioni a lungo termine in dollari al tasso nominale del 12,25 per cento e reale del 4,3. Per Fitch la nostra pagella è pari al Messico, che ha in circolazione titoli biennali all’11,3 per cento. Frutto, obiettano le agenzie, del grande rischio del novembre 2011. Eppure fino a quell’autunno l’Italia aveva la doppia A, e tutti i successivi downgrading, anche di due o tre scalini alla volta, sono avvenuti con i governi di Mario Monti ed Enrico Letta. Ogni volta le agenzie hanno spiegato il tutto con l’alto debito e l’assenza di riforme serie. Ma che dire allora del Giappone, il cui debito è pari al 250 per cento del pil, il doppio dell’Italia con rating tra A+ e Aa3? E nell’euro che cosa giustifica la distanza dalla Francia (una AA e due Aa+), il cui debito salirà nel 2014 al 95 per cento, un terzo più che nel 2008? Con il governo di Parigi in perenne aggiramento del tetto del tre per cento di deficit, e immobile nelle riforme? Immobile soprattutto su liberalizzazioni e concorrenza: il governo Hollande, come quello Sarkozy, ha appena sbarrato le porte ai capitali cinesi nelle Peugeot, e continua a difendere i monopoli nelle ferrovie, poste e servizi pubblici.

Al contrario per l’Italia c’è nel Def una novità che potrebbe essere rivoluzionaria: il governo s’impegna a “implementare” la legge per la concorrenza, e quindi a dare seguito alle indicazioni dell’Antitrust che saranno contenute nell’apposita segnalazione (che era attesa per marzo). Il governo intende, dunque, recepire quanto consiglia l’Autorità. Sappiamo che le precedenti indicazioni dell’ottobre 2012 (governo Monti uscente) per il 2013 caldeggiavano, tra le altre cose, la separazione nelle Poste delle attività di spedizione da quelle di banca. L’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, aveva fatto orecchie da mercante, mentre il capo azienda di Poste, Massimo Sarmi, offriva aiuto per salvare Alitalia. Sono misure attese per calamitare investimenti non solo finanziari, ma anche industriali. Se Renzi le realizzasse, e se i signori del rating prendessero finalmente atto anche di questo, chi metterebbe più in discussione il suo governo?

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