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Morire di aborto chimico a Torino

Morire di aborto chimico. Quello che secondo una propaganda infondata e interessata sarebbe più sicuro e meno invasivo per la donna. E’ successo ieri sera a Torino, all’ospedale Martini, a una donna di 37 anni nel corso di una procedura per un’interruzione volontaria di gravidanza tramite Ru486. Se l’autopsia confermerà i sospetti dei medici potrebbe essere il primo caso in Italia.

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Morire di aborto chimico a Torino

Morire di aborto chimico. Quello che secondo una propaganda infondata e interessata sarebbe piùsicuro e meno invasivo per la donna. E’ successo ieri sera a Torino, all’ospedale Martini, a una donna di 37 anni nel corso di una procedura per un’interruzione volontaria di gravidanza tramite Ru486. Se l’autopsia confermerà i sospetti dei medici potrebbe essere il primo caso in Italia.
Secondo la ricostruzione degli eventi la donna, già madre di un bambino di 4 anni si era presentata il 4 aprile alla struttura ospedaliera torinese per la somministrazione della pillola abortiva ed era ritornata 48 ore dopo, come da prassi, per ingerire anche la prostaglandina, la sostanza che provoca le contrazione uterine necessarie all'eliminazione della mucosa e dell'embrione. Sottoposta a ecografia, i medici le avevano dato il via libera ed era tornata a casa. Dopo poche ore però la donna aveva iniziato ad avvertire problemi di respirazione tali da rendere necessario il ricovero d'urgenza. La donna è morta poche ore dopo a causa di un attacco cardiaco.

Silvio Viale, il medico radicale torinese da sempre alfiere della pillola abortiva nel  nostro Paese, che oggi dirige il principale servizio italiano per Interruzione di gravidanza presso l'Ospedale Sant'Anna di Torino, replica preventivamente ai sospetti. "Sono decine di milioni le donne che hanno assunto la Ru486 nel mondo e 40.000 in Italia. L'episodio ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per le Interruzioni di gravidanza chirurgiche, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache".
Peccato che i dati sulle morti sospette in seguito ad aborti chimici però siano ben di quanto il ginecologo piemontese dice. La rivista medica Journal of Obstetric and Gynaecology, infatti, nel novembre scorso aveva segnalato come i decessi segnalati dopo somministrazione della Ru486 erano già 39.

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