La ministra della Famiglia francese che vuol togliere i figli alle famiglie

Tutta la filosofia della nuova responsabile francese per la Famiglia, Laurence Rossignol, è contenuta in un vecchio libretto che la senatrice femminista scrisse qualche anno fa, “La Femme, le fou et le colonisé”. Rossignol, che partecipò alla fondazione di Sos Racisme e che fu una pioniera della prima ora del diritto all’aborto nell’èra di Simone Weil, vi spiegava che “le donne sono come i discendenti dei colonizzati”, vittime di stereotipi. Da qui auspicava una liberazione radicale e intransigente che facesse tabula rasa. 

La ministra della Famiglia francese che vuol togliere i figli alle famiglie

Tutta la filosofia della nuova responsabile francese per la Famiglia, Laurence Rossignol, è contenuta in un vecchio libretto che la senatrice femminista scrisse qualche anno fa, “La Femme, le fou et le colonisé”. Rossignol, che partecipò alla fondazione di Sos Racisme e che fu una pioniera della prima ora del diritto all’aborto nell’èra di Simone Weil, vi spiegava che “le donne sono come i discendenti dei colonizzati”, vittime di stereotipi. Da qui auspicava una liberazione radicale e intransigente che facesse tabula rasa.

Di questa concezione fa parte uno dei disegni di legge elaborati dalla Rossignol, l’orwelliana “abolizione della prostituzione”, approvato a dicembre con grandi polemiche nell’opinione pubblica francese. In un articolo per il quotidiano Libération, dal titolo “Prostitution: cherchez le client”, la Rossignol paragonava l’abolizione della prostituzione a quella della schiavitù dall’Africa. La legge voluta dalla Rossignol prevede, per i clienti delle prostitute, uno “stage di sensibilizzazione alla lotta contro l’acquisto di atti sessuali”, una sorta di rieducazione. Una norma osteggiata dalla filosofa femminista Elisabeth Badinter e della sociologa specialista della prostituzione Françoise Gil. C’è da capire perché la Manif pour Tous con Ludovine de la Rochère e le organizzazioni cattoliche abbiano reagito scandalizzate di fronte alla nomina della Rossignol da parte del presidente François Hollande, una femminista oltranzista e militante in un dicastero chiave come quello alla Famiglia. “La guerre contre la Famille relancée”, dicono gli oppositori delle politiche familiari del presidente.

La Rossignol è a favore dell’utero in affitto per le coppie omosessuali, che ha definito “un po’ di generosità nel regno dell’individualismo”. E che dire della donna ridotta a incubatrice? La femminista della gauche Rossignol parla chiaro: “La funzione della donna è di trasportare”, è un “vettore”. D’altronde questa è proprio la posizione del nuovo premier socialista Valls, che ha detto: “Se l’utero in affitto venisse regolato, sarebbe accettabile. A chi è di principio ostile perché teme la commercializzazione del corpo dico che questa è una evoluzione inevitabile. Sono favorevole a una evoluzione legislativa”. Da senatrice, la Rossignol si è fatta promotrice di leggi liberticide, come quella che ha criminalizzato le attività pro life. Si chiama “reato di intralcio all’aborto”, délit d’entrave. Un nuovo reato di opinione, un nuovo delitto ideologico. Secondo una legge del 1993 era già vietato “ostacolare l’aborto fisicamente”. Con la legge Rossignol, è diventato vietato anche ostacolarlo “psicologicamente”, ovvero interferire – così recita l’emendamento – con “il diritto della donna a ottenere informazioni sull’aborto”. Nel mirino della legislazione draconiana della Rossignol ci sono i pro life che negli ospedali forniscono informazioni di aiuto alla vita, e che fuori e nei dintorni degli ospedali organizzano proteste dove si offrono alle donne informazioni favorevoli alla vita. La legge Rossignol criminalizza le marce per la vita e altre manifestazioni generiche anti abortiste, e perfino chi gestisce siti pro vita rischia il carcere. La pena prevista dalla norma della neo segretaria alla Famiglia? Due anni di prigione e trentamila euro di sanzione. E’ la stessa Rossignol che alla trasmissione di France 2, “Ce soir ou jamais”, ha dichiarato: “I bambini non appartengono ai loro genitori, appartengono allo stato”. E’ la ripresa di un vecchio motto illuminista di Danton (“les enfants n’appartiennent pas à leurs parents, ils appartiennent à l’Etat”), usato dalla Rossignol per spiegare che la “teoria del genere”, immessa nelle scuole francesi, fa parte di un progetto per togliere i bambini dall’influsso delle famiglie e per fare dello stato un ente di educazione morale. Un progetto sovietico. Un ritorno alle origini per la Rossignol, militante della prima ora nella Ligue communiste révolutionnaire.

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