Il Corriere cambia musica, via Isotta

Ciao, Paolino!”. “Ciao, Pietro, ‘e piezz’ d’o core mio!”. “Come stai?”. “Benissimo quando ti sento!”. “Ma spiegami una cosa, io, come sai, a tua domanda se ero scemo o cretino risposi tutt’e due, allora, non capisco più niente, che sta succedendo al Corriere?”. “E che ne so, mica accedo ai piani alti!”. “No, gioia, che sta succedendo a te?”. “Ah, se è per questo devi sapere che de Bortoli, invece di pensare ai cazzi suoi, e un direttore del Corriere ne ha, pensa a me”. “Picchì, ti vuole bene?”. “Me ne vuole troppo! Pensa che il 3 aprile mi ha fatto telefonare da Giangiacomo Schiavi, vicedirettore, che mi ha trasmesso l’ordine di non andare alla recita dei Troyens di Berlioz l’8 alla Scala.

Il Corriere cambia musica, via Isotta

Ciao, Paolino!”. “Ciao, Pietro, ‘e piezz’ d’o core mio!”. “Come stai?”. “Benissimo quando ti sento!”. “Ma spiegami una cosa, io, come sai, a tua domanda se ero scemo o cretino risposi tutt’e due, allora, non capisco più niente, che sta succedendo al Corriere?”. “E che ne so, mica accedo ai piani alti!”. “No, gioia, che sta succedendo a te?”. “Ah, se è per questo devi sapere che de Bortoli, invece di pensare ai cazzi suoi, e un direttore del Corriere ne ha, pensa a me”. “Picchì, ti vuole bene?”. “Me ne vuole troppo! Pensa che il 3 aprile mi ha fatto telefonare da Giangiacomo Schiavi, vicedirettore, che mi ha trasmesso l’ordine di non andare alla recita dei Troyens di Berlioz l’8 alla Scala. Allora io ci risposi che una persona perbene imbasciate siffatte non le porta e lui mi cercò scusa. Poi mi telefonò il povero Baldini, il segretario di redazione, con la stessa imbasciata. Ma hanno fatto cose incredibili: hanno annullato loro le mie prenotazioni alberghiere per Milano; e stamane la segreteria si è rifiutata per la quarta volta di darmi il riepilogo dei miei impegni di aprile e maggio alligando che senza l’autorizzazione di de Bortoli non me lo possono consegnare. Io andrò in giudizio. Ma pensa che Armando Torno ha compiuto per cupiditas serviendi verso de Bortoli l’atto infame di andare alla Scala e presentare una recensione al mio posto che è stata fatta uscire sul Corriere di oggi giovedì”. “E tu niente facesti?”. “Beh, sai, avevo in tasca il biglietto per la prima perché lo avevo ritirato un mese fa. Come sai la Scala mi rifiuta da più di un anno l’accredito stampa (vorrei sapere che fa il signorino Pisapia, sindaco di Milano e presidente del consiglio di amministrazione) e il Corriere me lo aveva acquistato. E questa è un’ottima cosa, io intendo continuare finché sarò critico musicale del Corriere ad andare alla Scala col biglietto comprato. Quindi recatomi alla Scala e ho presentato anch’io una recensione insieme con una diffida di uno studio legale di Milano”. “E l’hanno fatta uscire?”. “Scherzi?”. “Ma perché de Bortoli ti vuole tanto bene?”. “Secondo me per una sola ragione. Lui guadagna oltre un milione l’anno, io quattro pidocchi; però io sono felice e lui no!”. “E che cosa hai scritto?”. “Guarda, non te la porto a lungo. Ho fatto una disamina molto positiva dello spettacolo, salvo che per le due protagoniste femminili, la Antonacci e la Barcellona. Ma su di loro ho visto che la cupidigia di servilismo della stampa tutta è enorme, a partire ovviamente da Torno”. “E tu che ne pensi?”. “Te lo dico subito: Si scopron le tombe, si levano i morti”. “E il resto?”. “Te la faccio breve. Ti dico solo una cosa sulla regia, peraltro non ignobile. Si vede il regista McVicar non aver letto né l’Eneide né la Divina Commedia. Nel II atto della sua messinscena Enea abbraccia l’ombra di Ettore e la tiene stretta a lungo mentre quella canta. Ma nel VI dell’Eneide Enea agl’Inferi tenta di abbracciare l’ombra di Anchise: ter conatus ibi collo dare bracchia circum / ter frustra comprensa manus effugit imago / par levibus ventis volucrique simillima somno; che vuol dire: Tre volte tentò lì di gettargli le braccia al collo; / tre volte l’immagine invano afferrata sfuggì alle mani / eguale ai leggeri venti e simillima al sogno. E Dante, nel II del Purgatorio: Ohi ombre vane fuor che ne l’aspetto! / tre volte dietro a lei le mani avvinsi, / e tante mi tornai con esse al petto… Insomma, le ombre non si possono abbracciare. Berlioz è oggetto di culto ma Virgilio e Dante sono una religione, la religione; e spiace che a non saperlo sia un inglese, compatriota (giacché Eliot divenne inglese) del più grande tragediografo novecentesco e cultore vergiliano sommo, Th. S, Eliot”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi