Cristina e “Los Gordos”

Il Wall Street Journal l’ha chiamato il “kingmaker” d’Argentina, è il gran capo di uno dei tre maggiori sindacati, uno di quelli che gli argentini chiamano “Los Gordos”, i grassoni, perché maneggiano denari e privilegi e milioni di persone e possono disfare i governi. L’Argentina è il paese con il maggior numero di legislature interrotte nel continente, e quasi sempre tra le cause della caduta di un leader c’è la perdita del controllo sulla piazza. Hugo Moyano, che ha 70 anni, un busto di Evita sulla scrivania e una carriera cinquantennale (è figlio d’arte, ha preso il posto di suo padre a capo del sindacato dei camionisti, poi è diventato capo della Confederación General del Trabajo), è un vecchio alleato della presidenta Cristina Kirchner

Cristina e “Los Gordos”

Il Wall Street Journal l’ha chiamato il “kingmaker” d’Argentina, è il gran capo di uno dei tre maggiori sindacati, uno di quelli che gli argentini chiamano “Los Gordos”, i grassoni, perché maneggiano denari e privilegi e milioni di persone e possono disfare i governi. L’Argentina è il paese con il maggior numero di legislature interrotte nel continente, e quasi sempre tra le cause della caduta di un leader c’è la perdita del controllo sulla piazza. Hugo Moyano, che ha 70 anni, un busto di Evita sulla scrivania e una carriera cinquantennale (è figlio d’arte, ha preso il posto di suo padre a capo del sindacato dei camionisti, poi è diventato capo della Confederación General del Trabajo), è un vecchio alleato della presidenta Cristina Kirchner, lo era anche di suo marito Néstor, ma ora le si è rivoltato contro, ieri ha indetto con altri leader sindacali uno sciopero generale di 24 ore e in Argentina si sono bloccati tutti i mezzi, i negozi erano chiusi le strade bloccate. Lo sciopero di Moyano non ha cause precise, è genericamente indirizzato contro l’inflazione e l’insicurezza, che sono i due enormi problemi dell’Argentina, ma che sono tali da anni. L’obiettivo di Moyano è la stessa Cristina, che come racconta l’Economist resta la politica più potente d’Argentina, ma non è mai stata così debole e si sta di mala voglia allontanando dal kirchnerismo – il sistema che ha sussidiato Moyano e gli altri Gordos fino a oggi. Negli ultimi mesi l’Argentina sta mostrando segni di una politica più pragmatica e meno clientelare, Kirchner ha acconsentito a svalutare il peso, ha concesso delle compensazioni alla Repsol per Ypf, la compagnia petrolifera argentina nazionalizzata brutalmente, ha pubblicato dati credibili sull’inflazione (l’Argentina era diventata famosa per le sue statistiche fasulle) e sta iniziando a tagliare gli infiniti sussidi (per ora sul gas e sull’acqua) che erano il cuore populista del kirchnerismo. Nessuno si aspetta che la presidenta faccia le riforme che salveranno l’economia argentina: la parola “errore” non fa parte del suo vocabolario, e gli ultimi provvedimenti sono solo delle misure d’emergenza. Kirchner, che l’anno prossimo non può ricandidarsi per un altro mandato, lascerà il lavoro sporco al suo successore.

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