La promessa di Valls

Il discorso programmatico pronunciato ieri da Manuel Valls non ha dissipato i dubbi sulla coerenza del secondo governo della presidenza di François Hollande. Il nuovo primo ministro, considerato un riformatore pronto a mettere in discussione l’ortodossia socialista, ha promesso tagli alle tasse per rispondere alla “troppa sofferenza” e alla “speranza insufficiente” della Francia. Le imprese beneficeranno di una riduzione di 30 miliardi del cuneo fiscale in due anni. Valls ha ricordato che “la crescita non si decide per decreto” e che “il paese ha bisogno delle imprese”, perché “intraprendere, prendere dei rischi, liberare le energie, assumere” sono le fondamenta della crescita.

La promessa di Valls

Il discorso programmatico pronunciato ieri da Manuel Valls non ha dissipato i dubbi sulla coerenza del secondo governo della presidenza di François Hollande. Il nuovo primo ministro, considerato un riformatore pronto a mettere in discussione l’ortodossia socialista, ha promesso tagli alle tasse per rispondere alla “troppa sofferenza” e alla “speranza insufficiente” della Francia. Le imprese beneficeranno di una riduzione di 30 miliardi del cuneo fiscale in due anni. Valls ha ricordato che “la crescita non si decide per decreto” e che “il paese ha bisogno delle imprese”, perché “intraprendere, prendere dei rischi, liberare le energie, assumere” sono le fondamenta della crescita. “Il nostro paese deve imparare a osare”, ha detto Valls echeggiando i liberisti di oltremanica e [**Video_box_2**]provocando un’alzata di ciglio dei ministri della “gauche”. La maggioranza è fragile e Valls ha dovuto fare concessioni. Alla destra, ai Verdi e alla sinistra del Partito socialista, con misure per rilanciare la domanda, come l’alleggerimento della fiscalità sui redditi bassi. Come finanziare tanta generosità? “50 miliardi di tagli alla spesa in tre anni” e impietosendo Bruxelles per un altro rinvio sul deficit, perché “non voglio rompere la crescita”. Il Valls più convincente è stato l’emigrante nato in Spagna, secondo il quale “la Francia non è il nazionalismo oscuro e il ripiegamento su di sé”, perché “ci sono pochi paesi al mondo che permettono a chi nasce all’estero di assumere le più alte funzioni dello stato”. La sua sfida sarà rimanere Valls, senza farsi schiacciare dal nazionalismo politico di Le Pen e dal ripiegamento economico del ministro Arnaud Montebourg.

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