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I tagli alla Difesa lasciano l'Europa sguarnita davanti a Putin

La Nato deve rivedere la dislocazione delle proprie truppe in Europa e i paesi membri dell'Alleanza dovranno impegnarsi ad aumentare gli investimenti nel settore della Difesa. Ieri, durante un seminario della Nato a Parigi, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ieri ha spiegato gli obiettivi strategici che il blocco dei paesi occidentali dovrà perseguire nel più breve tempo possibile. "Di certo non si può assicurare una risposta rapida se non ci troviamo nel posto giusto", ha detto Rasmussen. Il segretario della Nato, che a breve lascerà la carica all'ex premier norvegese Jens Stoltenberg, accoglie così la richiesta avanzata da diversi paesi dell'Europa dell'Est, minacciati dallo spostamento delle truppe russe lungo il confine ucraino.

I tagli alla Difesa lasciano l'Europa sguarnita davanti a Putin

La Nato deve rivedere la dislocazione delle proprie truppe in Europa e i paesi membri dell'Alleanza dovranno impegnarsi ad aumentare gli investimenti nel settore della Difesa. Ieri, durante un seminario della Nato a Parigi, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ieri ha spiegato gli obiettivi strategici che il blocco dei paesi occidentali dovrà perseguire nel più breve tempo possibile. "Di certo non si può assicurare una risposta rapida se non ci troviamo nel posto giusto", ha detto Rasmussen. Il segretario della Nato, che a breve lascerà la carica all'ex premier norvegese Jens Stoltenberg, accoglie così la richiesta avanzata da diversi paesi dell'Europa dell'Est, minacciati dallo spostamento delle truppe russe lungo il confine ucraino. Varsavia aveva richiesto alla Nato contromisure adeguate, per esempio aumentando il dispiegamento di uomini e le esercitazioni militari per fronteggiare, nell'eventualità, tentativi di aggressione da parte di Mosca. A oggi, secondo il think tank americano International Institute for Strategic studies, gli Stati Uniti hanno dislocato 43 mila uomini a Stoccarda, in Germania, mentre la Gran Bretagna è il solo Paese europeo che ha posizionato uomini e mezzi da quelle parti, sempre in Germania, ma da tempo è allo studio un modo per ritirare anche quelle truppe.
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La Nato è a un crocevia, secondo Rasmussen. Le sfide che l'organizzazione si trova ora ad affrontare richiedono azioni decise e coordinate. Sono tre gli obiettivi strategici: rassicurare gli Stati Uniti sull'efficacia dell'Alleanza atlantica; garantire adeguata protezione ai nuovi paesi membri; riportare i budget nazionali riservati alla Difesa sopra il 2 per cento del pil, come previsto dagli accordi. Proprio quest'ultimo punto rappresenta un tasto delicato per un'Europa che stenta ancora a uscire dalla crisi economica e che ha tagliato drasticamente le spese militari. Il presidente americano Barack Obama, durante la sua visita a Matteo Renzi la scorsa settimana, aveva avvertito che occorre che i paesi Nato rispettino gli impegni presi tornando ad investire sulla Difesa. Il Financial Times di oggi riporta i numeri di una tendenza che preoccupa non poco Washington. Dal 2008 le spese militari sono precipitate del 21,5 per cento in Italia; in Gran Bretagna del 9,1 per cento; in Francia e Germania del 4,3 per cento. D'altra parte, in Russia il budget riservato alla Difesa è aumentato del 31,2 per cento. I paesi Nato che attualmente rispettano l'impegno del budget per la Difesa al 2 per cento sono solo 4 su 28.

I più preoccupati dal taglio delle spese sono i paesi dell'Europa orientale. Oltre alla Polonia, i paesi baltici sono tra i membri dell'Alleanza che stanno investendo con decisione sulla difesa. "Penso che esista una possibilità su tre che le cose vadano per il peggio e che inizi la spirale di una nuova Guerra fredda", ha detto al Financial Times l'Ammiraglio James Stavridis, comandante supremo della Nato fino allo scorso anno. Le reazioni del blocco europeo al caso della Crimea, insieme con l'attenzione posta al tema della sicurezza nel Vecchio continente, sono state giudicate eccessivamente soft da Obama. L'Europa deve quindi compiere passi concreti per dimostrare il proprio impegno in seno all'Alleanza. A cominciare dalla ridistribuzione delle spese militari: oggi, secondo gli Stati Uniti, l'impegno dei vari governi europei si è concentrato sul mantenimento del personale militare, giudicato però troppo numeroso e dispendioso. Washington insiste affinché gli europei si concentrino, piuttosto, sugli investimenti in nuove tecnologie (gli F-35, per fare un esempio). Fermare i tagli e razionalizzare la spesa, quindi, affinché "l'Europa torni a essere il centro del mondo", chiarisce l'ammiraglio Stavridis.

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