Andrew Sullivan, una strepitosa icona gay contro “l’inquisizione Lgbt”

Il reprobo è Brendan Eich, programmatore 53enne, creatore della lingua del web (il JavaScript), amministratore delegato di Mozilla per undici giorni, a causa di mille dollari donati alla campagna in favore del “sì” al referendum della California per vietare i matrimoni gay. A difenderlo c’è Andrew Sullivan, leggendaria icona gay, giornalista inglese trapiantato negli States e che rovesciò come un calzino New Republic, uno dei primi a dichiararsi sieropositivo e omosessuale, il grande castigatore degli intellettuali, newyorchesi e non, che da sinistra predicavano la pace e schifavano il first strike. Sul suo blog, Dish, che ha portato sui siti di Time, Atlantic, Daily Beast, Sullivan era intervenuto con un primo articolo a difesa di Brendan Eich, “scotennato da attivisti gay, trattato da eretico.

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Andrew Sullivan, una strepitosa icona gay contro “l’inquisizione Lgbt”

Il reprobo è Brendan Eich, programmatore 53enne, creatore della lingua del web (il JavaScript), amministratore delegato di Mozilla per undici giorni, a causa di mille dollari donati alla campagna in favore del “sì” al referendum della California per vietare i matrimoni gay. A difenderlo c’è Andrew Sullivan, leggendaria icona gay, giornalista inglese trapiantato negli States e che rovesciò come un calzino New Republic, uno dei primi a dichiararsi sieropositivo e omosessuale, il grande castigatore degli intellettuali, newyorchesi e non, che da sinistra predicavano la pace e schifavano il first strike. Sul suo blog, Dish, che ha portato sui siti di Time, Atlantic, Daily Beast, Sullivan era intervenuto con un primo articolo a difesa di Brendan Eich, “scotennato da attivisti gay, trattato da eretico. Brendan è vittima dell’intolleranza della sinistra liberal e della mafia gay. Adesso sarà costretto a sfilare per le strade nella vergogna? Perché non metterlo ai ceppi? Se l’attivismo omosex è diventato questo, mi dimetto subito dal movimento. Se si tratta di minacciare la libertà di parola degli altri, allora non siamo meglio dei prepotenti anti gay che ci hanno preceduto”.

Migliaia le proteste da parte dei lettori. E tanti articoli contro Sullivan. “No, Andrew Sullivan, Calling Out Bigotry is Not ‘Intolerance’”, scrive l’Huffington Post. Sullivan non indietreggia, anzi torna ad attaccare con uno strepitoso j’accuse dal titolo “The quality of mercy”. Sullivan “ringrazia per le centinaia e centinaia di email sul caso Mozilla-Eich. La stragrande maggioranza dei miei lettori non è d’accordo con me per una serie di motivi. Ma questa volta devo dire che più rimugino su questo caso e più sono convinto che la mia prima risposta (in difesa di Eich, ndr) è assolutamente quella giusta”.
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Sullivan, militante della prima ora a favore delle nozze gay in nome della “normalizzazione”, attacca il movimento a favore dei diritti civili dei gay: “Un movimento per i diritti civili senza tolleranza non è un movimento per i diritti civili; è una campagna culturale per estirpare e distruggere i propri oppositori. Un movimento morale senza misericordia non è morale; è crudele”. Eich è stato cacciato dall’odio: “Un reale, complicato, imperfetto essere umano è stato cancellato da migliaia di persone che non lo conoscono ma che ne sanno abbastanza per odiarlo”. Il caso del ceo di Mozilla è stato un processo medievale al pensiero: “Brendan Eich è stato considerato come una persona i cui pensieri politici e le cui attività lo rendono inadeguato al suo lavoro”. Così una parte della grande stampa liberal mostra i mal di pancia sul caso Eich. “Benvenuti nell’èra del politically correct del web”, titola Time magazine. “Il caso Mozilla viola i valori liberal”, attacca l’Atlantic.

E anche sul New York Times, Nick Bilton e Noam Cohen si chiedono come le idee personali possono influire sul lavoro. “Nella Silicon Valley, dove capricci personali e anche personalità antisociali sono tollerati se si stanno costruendo nuovi prodotti facendo soldi, un punto di vista socialmente conservatore è un tratto che devi tenere per te stesso”, hanno scritto. In California, se un imprenditore licenziasse un dipendente per queste ragioni, violerebbe la legge che protegge la libertà di pensiero, spiega Andrew Sullivan. Ma nel caso di Eich, “la lettera della legge non è stata infranta, ma per quanto riguarda lo spirito della legge? La capacità di lavorare con persone con cui non siamo d’accordo non è un problema da poco in una società liberale. E’ il fondamento della tolleranza”. Secondo il giornalista e attivista gay, “se è terribile che degli individui siano licenziati solo perché gay, perché non è la stessa cosa quando succede ai nostri avversari? E su quale base possiamo festeggiare le dimissioni di qualcuno per i pensieri politici che esprime fuori dal lavoro? Vendetta? Rivalsa? Ci sono princìpi liberali che secondo me vale la pena difendere sia che vengano assaliti da destra, sia che vengano assaliti da sinistra”. Sullivan parla delle lobby Lgbt come di un “movimento quasi teologico” che ha trasformato “un genio che ha inventato JavaScript e che ha promesso di essere inclusivo sul posto di lavoro in un equivalente del Grande maestro del Ku Klux Klan”.

Se è caduto Brendan Eich, c’è da aspettarsi che tanti altri cadranno sotto questa mannaia ideologicamente corretta: “Perché lui non aveva neanche il più piccolo schizzo di fango sul suo curriculum, lui ha inventato JavaScript, lui era un eroe, lui ha giurato di fare tutto il possibile per farsi perdonare. Ma niente di tutto ciò può bastare davanti all’Inquisizione e non è bastato neanche in questo caso. Il problema sono la sua mente e la sua coscienza. Doveva cambiarle o andarsene”. Al mite Eich mancava soltanto il cappello da asino.

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