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Non scherziamo a nessuno

Oltre a cambiare allenatori come se fossero mutande, Massimo Cellino dovrebbe forse cambiare analogie. La scorsa settimana un saggio giudice inglese ha sentenziato che il presidente del Cagliari può diventare proprietario del glorioso ma decadente Leeds United. “In Italia ho una 500 – ha detto il capelluto imprenditore sardo – in Inghilterra potrò guidare una Ferrari”. A parte la delicatezza verso la tifoseria rossoblù, scaricata con un’intervista al Guardian in questo modo, se fossi un tifoso del Leeds una toccatina me la darei: se partecipasse al Mondiale di Formula 1, persino la 500 andrebbe meglio della Ferrari.

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Non scherziamo a nessuno

Al direttore – Ebbene sì, “DO YOU CAN?” grida vendetta. Però il raccattapalle “che qualche settimana fa ha scherzato Cristiano Ronaldo...” non mi sembra una prova  linguistica e/o giornalistica di grande spessore. Scherzare è un verbo intransitivo ed oltretutto ha anche un significato diverso da quello proposto.  Per esempio un bel proverbio è “Scherza coi fanti e lascia stare i santi”.   
Nicolò Casini

Risponde Jack O’Malley:
Dal dizionario Garzanti: scherzare [scher-za-re] v. tr. (region.) schernire, canzonare: i compagni lo scherzano sempre.
Dal dizionario De Mauro: scher|za|re, v.intr., v. tr. (io schèrzo)

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Leeds. Oltre a cambiare allenatori come se fossero mutande, Massimo Cellino dovrebbe forse cambiare analogie. La scorsa settimana un saggio giudice inglese ha sentenziato che il presidente del Cagliari può diventare proprietario del glorioso ma decadente Leeds United. “In Italia ho una 500 – ha detto il capelluto imprenditore sardo – in Inghilterra potrò guidare una Ferrari”. A parte la delicatezza verso la tifoseria rossoblù, scaricata con un’intervista al Guardian in questo modo, se fossi un tifoso del Leeds una toccatina me la darei: se partecipasse al Mondiale di Formula 1, persino la 500 andrebbe meglio della Ferrari. Comprensibile la preoccupazione dei tifosi cagliaritani, che sentono puzza di abbandono. Tranquilli, se tanto mi dà tanto (e come potrebbe fare altrimenti?) Cellino si terrà entrambe le società. Con l’ultimo cambio di panchina era riuscito a far sembrare Zamparini un dilettante: esonerato qualche settimana fa il secondo allenatore dei sardi, Pulga, ieri ha cacciato il primo allenatore, López, per affidare la squadra a Pulga. Adesso con due squadre potrà scatenarsi e scambiare gli allenatori di qua e di là della Manica come se fossero palline da tennis. Paragone voluto, cari lettori, per commentare lo scandalo sportivo del weekend: usare le armi batteriologiche per sconfiggere Murray e l’Inghilterra in Coppa Davis era l’unico modo che avevate per superare il turno. Ci rifaremo in Amazzonia, su un campo verde, a giugno. Non vi esaltate troppo.

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La vita è un viaggio. “Noi non ci arrendiamo”. Il triste Mourinho post sconfitta rimediata in Champions League contro i mangia-aglio non ha perso il carattere e l’intelligenza calcistica che fanno del Chelsea una delle squadre ancora in corsa per titolo nazionale e titolo europeo. Forse avere dichiarato in passato che ai Blues la Premier League non interessava poi molto è stato incauto, ma se fossi il Paris Saint-Germain (e grazie a Dio non lo sono) non sarei sicuro della vittoria finale. Certo City e Liverpool in campionato non mollano: a Manchester hanno arruolato persino i guardalinee ubriachi pur di vincerle tutte da qui alla fine, mentre i Reds hanno capito che se Suárez non è in giornata ci pensa l’arbitro a fischiare un paio di rigori. Ci sarà da divertirsi da qui alla fine, e pertanto sarò costretto a posticipare la lettura del nuovo libro di Beppe Severgnini, che al solito mi colpisce per originalità: “La vita è un viaggio”, il titolo scelto dal canuto editorialista del Corriere. Già pronti i sequel: “Non esistono più le mezze stagioni”, “Venezia è bellissima ma non ci vivrei” e “La palla è rotonda”.

Beata innocenza. Se avete dei dubbi sul calcio, guardate i piccoli, loro non sbagliano mai. I figli di Ibrahimovic sono la versione moderna del bambino che nella famosa favola grida “il re è nudo!”. Immortalati in tribuna durante PSG-Reims accanto all’infortunato papà, i due pargoli dimostrano meglio di qualsiasi editoriale che il campionato francese è emozionante come un convegno sulla narcolessia: quello alla destra del bomber con il naso alla francese passa il tempo a giocare sul tablet, quello a sinistra opta per la soluzione definitiva: si abbiocca pesantemente prima sulla spalla del padre e poi, forse dopo una gomitata involontaria (certi vizi non si perdono mai), sceglie di rovesciare il capo appoggiandosi sullo schienale per russare a bocca aperta. Bien joué.

 

Sinistri etici. Che farà Cesare Prandelli, adesso che con la prova tv Mattia Destro è stato squalificato per tre turni? La manata ad Astori – su cui tutti hanno fatto simpaticissime gag in quanto rifilato con il sinistro – è ai primi posti nelle Tavole della Legge scolpite su pietra dal Confessore Tecnico della Nazionale italiana. Appena prima di “ricordati di lavarti i denti in ritiro” c’è infatti “evita di dare gomitate, manate, pugni, sputi e calci ai tuoi avversari”. Sorvolando sul fatto che il calcio muore anche per cose del genere, tutta Italia si chiede che farà Prandelli con il bomber molliccio ma letale della Roma. Applicherà il codice etico, o finalmente se ne fotterà allegramente in nome della ragion di stato e del fatto che in Serie A gli unici che la buttano dentro con regolarità sono un anziano signore con la maglia del Verona e due giovani che in qualunque altra nazione avrebbero già il posto assicurato? Invece leggo che ancora ci si ammazza di pippe mentali e si riempiono programmi tv sportivi chiedendosi pensosi se Prandelli debba convocare Immobile, Destro, nessuno dei due o entrambi. Già proclamato beato da editorialisti e opinione pubblica, Prandelli punta alla santità in vita a colpi di lezioni morali. La speranza è che Prandelli lo convochi lo stesso.

 

Como no. Ci sono articoli che potrebbero essere stati scritti nell’arco di dieci anni ma ai quali basta cambiare la data di pubblicazione per farli sembrare attuali. Il segreto non sta nell’enunciare verità indiscutibili e assolute, ma nell’essere completamente appesi al nulla. Campioni indiscussi del Bar Sport, gli amici di Repubblica la scorsa settimana hanno tirato fuori dal cassetto uno dei migliori pezzi riempitivo di sempre, quello che elenca tutti i “campioni” che da giovani sono stati scartati da alcune squadre perché considerati scarsi. Il dramma è che chi lo ha scritto ci crede anche: Evra scartato dal Monza e Messi rifiutato dal Como sono solo i due esempi più inutili fatti nell’articolo. Che cosa vogliono dimostrare, che oggi il Monza e il Como starebbero lottando per lo scudetto con già almeno un paio di Champions League in bacheca?

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