Falange riformatrice per il pil

Tante sono le ragioni che dovrebbero consigliare a Silvio Berlusconi di non inseguire la lepre di una rivincita breve sul presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Non soltanto per autotutela del ruolo di politico e vittima eminente, che invece i soliti retroscenisti dipingono come furioso e irresponsabile a giorni alterni. La serietà e la responsabilità dimostrate finora dal Cav., sostenitore di esecutivi non eletti anche sotto il fuoco nemico giudiziario, per esempio, potrebbero rafforzare l’unica intesa possibile contro le incrostazioni corporative che da decenni hanno messo radici in Italia.

Falange riformatrice per il pil

Tante sono le ragioni che dovrebbero consigliare a Silvio Berlusconi di non inseguire la lepre di una rivincita breve sul presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Non soltanto per autotutela del ruolo di politico e vittima eminente, che invece i soliti retroscenisti dipingono come furioso e irresponsabile a giorni alterni. La serietà e la responsabilità dimostrate finora dal Cav., sostenitore di esecutivi non eletti anche sotto il fuoco nemico giudiziario, per esempio, potrebbero rafforzare l’unica intesa possibile contro le incrostazioni corporative che da decenni hanno messo radici in Italia. A forza di ricamare attorno all’onda lunga generata dal crollo di Lehman Brothers del 2008, i commentatori da talk-show e i populisti da accatto omettono colpevolmente di ricordare che la ventennale stagnazione italiana c’entra poco con Wall Street e i suoi derivati. La discesa in campo di Berlusconi e le sue ragioni liberali toccarono subito il nervo scoperto dell’Italia ingessata: il Cav. pensò infatti di poter riformare le pensioni (nell’ormai lontano 1994) senza concertare punto per punto con i sindacati. Quel che successe si ricorda. [**Video_box_2**]Nel 2001, al solo parlare di una riforma del mercato del lavoro non avallata dalla Cgil, si scatenò di nuovo il finimondo contro il Cav. Con gli industriali che preferirono il tepore dei sussidi pubblici al confronto pubblico. La rievocazione dello “spirito del ’94” non è solo questione d’archivio, lo dimostrano plasticamente le accuse reiterate di scarsa “democraticità” che la Cgil muove a Renzi. Il premier quarantenne è indigesto a sindacalisti e confindustriali perché vuole rimettere in moto l’economia senza chiedere loro il permesso. Un’ottima ragione, per il Cav., per restare prigioniero ma decisivo.

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