Siccome voglio bene al Cav. gli dico: non far cazzate

Siccome a Berlusconi voglio bene, siccome non sono affatto deluso dalla sua storica ventennale performance e non ho preoccupazioni personali o di gruppo, mi auguro abbia altre soddisfazioni e ce le dia nel corso della sua vecchiaia (che tarda parecchio, ginocchio o non ginocchio); siccome so come tutti che ha costruito sé stesso e non un partito, non una coalizione durevole, non una classe dirigente, perché non si può far tutto nella vita e il destino di un uomo così privato e popolare è quello di essere la propria faccia, e basta, chiedo a Berlusconi di non fare cazzate, di riflettere seriamente sulla sua situazione, di mantenere il sangue freddo, se possa.

Siccome a Berlusconi voglio bene, siccome non sono affatto deluso dalla sua storica ventennale performance e non ho preoccupazioni personali o di gruppo, mi auguro abbia altre soddisfazioni e ce le dia nel corso della sua vecchiaia (che tarda parecchio, ginocchio o non ginocchio); siccome so come tutti che ha costruito sé stesso e non un partito, non una coalizione durevole, non una classe dirigente, perché non si può far tutto nella vita e il destino di un uomo così privato e popolare è quello di essere la propria faccia, e basta, chiedo a Berlusconi di non fare cazzate, di riflettere seriamente sulla sua situazione, di mantenere il sangue freddo, se possa. Gli chiedo inoltre, alla luce dei fuorionda che lo vogliono disperato per la sua situazione personale e molto inquieto per i sondaggi che soffrirebbero dell’abbraccio mortale con Matteo Renzi, di considerare che la sua iscrizione nei libri della storia patria, e della storia europea e mondiale, è già fatta, e se le prime righe le scrivono i calunniatori e gli stolti, il libro sarà immensamente più generoso con lui, e lo consacrerà in un tempo nemmeno troppo lungo per ciò che è stato, non per come lo descrivono i guardoni politici e giudiziari che ora lo tengono prigioniero.

Molto però dipende dal suo comportamento in questi frangenti. Renzi non è un Bersani, uomo di apparato molto convenzionale e storica espressione del fronte dei suoi avversari più accaniti (sebbene nella sua bonomia si sia comportato meno peggio di quanto ci si potesse aspettare, pur nella imbarazzante disfatta che ha subito). Renzi non è Monti, un titolato e nominato che ha svolto un mandato anche utile nei primi tre mesi del suo governo, e poi è rovinato verso la stretta impossibile della politica di partito, sebbene anche lui fino al momento in cui è caduto nel baratro si fosse comportato con fair play verso il predecessore e contraente del patto Abc. Renzi non è Enrico Letta. Dico anzi per celiare che la differenza tra Renzi e Berlusconi sta nel fatto che uno ha avviato la sua carriera riformatrice assumendo il caro Letta (Gianni) e l’altro, più energico e meno legato alla prima Repubblica, ha avuto il bene di dare inizio alle danze con un calcio nel culo a un altro Letta (Enrico): chissà se si vedrà la differenza. Renzi non è floscio e nato vecchio. E’ un po’ piritollo, come dicono i miei amici di Catania che lo detestano, ha ancora i calzoni corti, ma non gli mancano la verve, l’ambizione, una certa scaltrezza. Soprattutto, come ha notato lucidamente lo stesso Berlusconi, che è l’uomo più penetrante e intuitivo da me mai conosciuto, ha la metà degli anni del suo competitor del centrodestra, e non ha il partito dei magistrati, non ancora, in grado di ferirlo e umiliarlo con sentenze parruccone; il suo accreditamento è anzi oggi direttamente proporzionale ai risultati della campagna di sfascio della vecchia classe dirigente, nella cui rete sono caduti tutti, non solo Berlusconi.

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La differenza decisiva è che Berlusconi, se non si fa di nuovo impappinare da una mediocre logica di partito e di liste, se impara e fregarsene delle percentuali di voto, specie non essendo lui in campo e dovendo battersi da prigioniero della democrazia, è il mallevadore del rinnovamento generazionale, il precursore del messia laico che twitta parabole e jobs act, è la fonte e l’origine della libertà di cui Renzi si avvale per essere qualcosa di diverso da tutto ciò che lo precede, che è la chiave del suo successo. Insomma il successo di Renzi è il successo di un Berlusconi saggio, che sacrifica molto alla inaudita possibilità di tirare fuori l’Italia dai pasticci in cui l’hanno gettata, non le idee liberali del movimento fondato da Berlusconi o i suoi governi, ma le pigrizie ideologiche dei sindacati e le micragnose velleità dell’establishment e degli intellettuali col toupet. Voglio dire che Berlusconi, nella presente situazione, non deve inseguire la lepre di una rivincita a breve, non ha interesse a mettersi nella posizione del questuante di tutele, non deve dare adito al grottesco piagnisteo di alcuni dei suoi, non ha convenienza a seguire una linea “o la va o la spacca”. E’ molto meglio per lui curare il proprio status di vittima eminente del ciclo infame della giustizia italiana, e comportarsi in modo serio e responsabile, virile starei per dire, e con saggezza lasciare che il tempo inneschi la dinamite della grande contraddizione: il prigioniero è decisivo per cambiare l’Italia, non importa se avrà il ventitré per cento o il diciotto per cento alle europee, non è in gara con Gribbels per arrivare due o tre, è ben altro, è uno dei padri di una nuova fase politica, che a lui risale e di cui a lui verrà ascritto anche il merito, almeno per la immensa parte riformatrice che lo riguarda. Una battaglia per la giustizia giusta, la moltiplicazione dei messaggi dal cantuccio ristretto in cui tra pochi giorni lo butteranno, ma senza mai perdere le staffe, senza farsi trovare in una condizione impossibile per uno della sua caratura, un capopartito qualsiasi alle prese con problemi di lista e di corrente, un leader che alla soglia degli ottanta vuole fare il culo a un quarantenne baciato dalla dea Fortuna come lui fu baciato da quella gran puttana tanti anni fa e per tanti anni.

Berlusconi ha le risorse per continuare a esserci, a comunicare dalla prigione in cui lo mettono, a fare molte cose pop e controtendenza, ha la forza anche umana per impiparsene dei consigli belici dei rinfocolatori che già gli hanno fatto perdere molto terreno in molte occasioni. Ha la stamina per invecchiare come un Grande di Spagna, come un italiano che le prossime generazioni ricorderanno, lui e la sua tv libera, lui e il suo programma antifiscale, lui e la sua felicità scollacciata e i suoi drammi, lui e la sua fottuta prestanza come politico privato, unico caso nella storia.

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