Ragione, la porta stretta di Benedetto

Cominciamo a ripubblicare con cadenza settimanale alcuni grandi discorsi di Benedetto XVI, che hanno fatto la storia del papato e del mondo contemporaneo, commentati da Camillo Ruini, trait d’union del lungo ciclo giovanpaolino e benedettino concluso un anno fa con la renuntiatio e l’elezione festosa di papa Francesco. La lectio di Ratisbona è conosciuta per le espressioni sanzionatorie verso il difficile rapporto dell’islam con la ragione. Ne seguì una vergognosa fuga dalle responsabilità delle classi dirigenti occidentali e una rivolta barbarica in gran parte del mondo musulmano.

Nel Foglio di oggi il Cardinale Ruini commenta la Lectio di Bendetto XVI a Ratisbona

Ragione, la porta stretta di Benedetto

Cominciamo a ripubblicare con cadenza settimanale alcuni grandi discorsi di Benedetto XVI, che hanno fatto la storia del papato e del mondo contemporaneo, commentati da Camillo Ruini, trait d’union del lungo ciclo giovanpaolino e benedettino concluso un anno fa con la renuntiatio e l’elezione festosa di papa Francesco. La lectio di Ratisbona è conosciuta per le espressioni sanzionatorie verso il difficile rapporto dell’islam con la ragione. Ne seguì una vergognosa fuga dalle responsabilità delle classi dirigenti occidentali e una rivolta barbarica in gran parte del mondo musulmano. Ma alla radice delle parole di Benedetto stava qualcosa che ci riguarda anche oggi, comunque la si pensi sulla vicenda seguita a queste parole. Questo qualcosa è la rivendicazione, attraverso l’analisi della radice greca del cristianesimo e della de-ellenizzazione del medesimo, del posto della ragione e dell’intelletto capace di osservare e penetrare l’essere nell’universo fatto di fede, di volontà e di ogni altra pulsione soggettiva verso l’assoluto e il divino. A mio giudizio questa rivendicazione fa tutt’uno con l’idea di un cuore, di un amore, di un’agape intesi come elementi razionalizzabili, comprensibili a tutti, naturali pietre miliari del dialogo della civiltà così come il cristianesimo la concepì e la promosse fin dalle origini e nei suoi sviluppi multisecolari.
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La ragione ha per destino di capire le ragioni della fede, e la fede deve dirsi e dire le sue ragioni nello spazio pubblico, non soltanto nello slancio spirituale interiore, non esclusivamente come affidamento volontaristico all’onnipotenza misericordiosa di Dio. E’ un tono diverso da quello della teologia di papa Francesco, su questo non ho dubbi. In un nodo che ovviamente stringe insieme insegnamenti papali convergenti c’è anche un parallelismo, un procedere ciascuno per la via della propria sensibilità e della propria cultura. I gesuiti si nutrirono a Parigi, negli stadi formativi della Compagnia, della teologia occamista (in particolare il santo del Santo Padre, Pietro Favre), e il frate francescano Guglielmo di Occam aveva, con sottile perspicacia che si rivelerà molto moderna, distinto se non separato il cammino della sperimentazione linguistica e scientifica della sua epoca da quello della fede, tutta affidata alla volontà divina. Ratzinger, come specialista del Logos (per dirla con Francesco e con il cardinale Maradiaga), ha un’altra formazione, e cerca la porta stretta di un cristianesimo che affida la fede alla volontà quanto alla ragione. Per questo non piace mai abbastanza.  

Nel Foglio di oggi il Cardinale Ruini commenta la Lectio di Bendetto XVI a Ratisbona

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