Vegani&Bugie

La salvezza è stata: imparare a mentire. Osservare il panino che stiamo scegliendo al bar e notare che in mezzo a un mare di prosciutto, formaggio e forse anche maionese, c’è una foglia di lattuga. O una fetta di pomodoro pallido. E’ fatta: quella fetta di pomodoro galleggiante diventerà subito una delle cinque porzioni di verdura e frutta che dobbiamo necessariamente mangiare ogni giorno, pena la devastazione non soltanto dei nostri corpi malsani, ma anche della nostra dignità di esseri umani. Quanta verdura e frutta fresca assumi ogni giorno? Hai dichiarato anche tu guerra allo zucchero, il male assoluto? Stai impedendo ai tuoi figli di mangiare cioccolata almeno fino ai diciassette anni?

Vegani&Bugie

La salvezza è stata: imparare a mentire. Osservare il panino che stiamo scegliendo al bar e notare che in mezzo a un mare di prosciutto, formaggio e forse anche maionese, c’è una foglia di lattuga. O una fetta di pomodoro pallido. E’ fatta: quella fetta di pomodoro galleggiante diventerà subito una delle cinque porzioni di verdura e frutta che dobbiamo necessariamente mangiare ogni giorno, pena la devastazione non soltanto dei nostri corpi malsani, ma anche della nostra dignità di esseri umani. Quanta verdura e frutta fresca assumi ogni giorno? Hai dichiarato anche tu guerra allo zucchero, il male assoluto? Stai impedendo ai tuoi figli di mangiare cioccolata almeno fino ai diciassette anni? Rinunci, se necessario, all’acquisto del nuovo computer pur di assicurare alla tua famiglia la verdura dell’orto ogni settimana, quella che arriva freschissima, con ancora attaccate le lumachine della terra, con le mele un po’ ammaccate perché libere da agenti chimici? Davanti a una pressione così, con le carote che ci inseguono, e che chiedono di essere strappate con delicatezza per non soffrire troppo, bisogna diventare bugiardi. Come in Gran Bretagna, in cui la campagna governativa delle cinque porzioni al giorno ha fatto in modo che il venticinque per cento della popolazione dichiarasse che sì, niente di più facile: un kiwi a colazione, una spremuta a metà mattina, un’insalata a pranzo, una mela a merenda, gli spinaci a cena. Anche i bambini? Ma certo. E anzi i nutrizionisti dicono che non è sufficiente, il numero ideale è sette, ma forse anche dieci, e bisogna fare attenzione alla frutta secca perché è piena di zucchero, e bisogna evitare che i bambini si avvicinino alle caramelle, perché gli effetti saranno disastrosi. Il dipartimento americano di Agricoltura, ad esempio, consiglia favole vegane da raccontare ai bambini per addormentarli, “e invece delle caramelle, date ai vostri figli un bell’abbraccio”. Invece di un cioccolatino, insegnate loro a saltare la corda. Chi non segue queste regole ha un [**Video_box_2**]problema di autostima, di conoscenza, non riuscirà mai ad affermarsi nemmeno nel mondo del lavoro, è colpevole delle proprie disgrazie: se avesse cucinato i peperoni, quel giorno, se avesse rinunciato agli spaghetti, al cheeseburger, se non si fosse fermato in quel fast food perché era tardi, invece di cercare i broccoli di stagione, adesso non sarebbe il fallito che è. E’ il messaggio, nemmeno troppo nascosto, delle campagne per la corretta alimentazione, che non è mai abbastanza ricca di fibre, di acqua, di frutti della terra, di salutare perfezione. Così, per non sentirci troppo stupidi, autodistruttivi e incapaci di allevare bambini in grado di riconoscere al tatto la verza dalla cicoria, e sereni nel rifiutare le fette di torta e la nutella quando vanno a giocare dagli amichetti, scegliamo la menzogna. Compriamo grandi quantità di cose verdi, a mucchi, a bracciate, e le abbandoniamo per mesi nel cassetto della verdura. Il solo fatto di possedere, da qualche parte, insalata, anche se sciupata e immangiabile, ci fa sentire al sicuro: arrivasse all’improvviso un pubblico ufficiale per il controllo dell’alimentazione, potremmo mostrargli quel cassetto e sperare nella sua indulgenza. Ci convinciamo senza rimorsi che il basilico sulla pasta al pomodoro, quella fogliolina solitaria, valga quanto un piatto colmo di lattuga. Il centrifugato di frutta ordinato al bancone del bar è la soluzione perfetta, anche se costosa: se riuscissimo a convincere il barista a spremere cinque diversi tipi di frutta dentro un bicchiere, e magari anche un sedano, potremmo considerare soddisfatto il bisogno vitaminico di più o meno tutta la settimana. E intanto scattarci un selfie, in modo da conservare le prove della saggezza alimentare. Sono, in fondo, metodi di resistenza alla dittatura della carota nel piatto, piccole bugie fra amici: come ritocchiamo la foto del profilo su Facebook, così trasformiamo serenamente un’amatriciana in un’insalata di pomodori appena colti.

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