Rieducazione Lgtb 2.0

Nessuno fra i critici di Brendan Eich gli rimprovera carenze manageriali o manchevolezze tecniche. Il programmatore che la settimana scorsa è stato nominato ceo di Mozilla è fra i creatori del linguaggio Java (per i più sofisticati potrebbe essere un difetto, ma questa è un’altra storia), ha contribuito alla nascita del fortunatissimo browser in seno a Netscape, ha lavorato per sedici anni di fila a Mozilla, detiene, insomma, un curriculum inappuntabile per gli standard professionali della Silicon Valley, e infatti le scomposte proteste di questi giorni nella comunità tecnologica intorno alla sua condotta sono di natura squisitamente ideologica.

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Nessuno fra i critici di Brendan Eich gli rimprovera carenze manageriali o manchevolezze tecniche. Il programmatore che la settimana scorsa è stato nominato ceo di Mozilla è fra i creatori del linguaggio Java (per i più sofisticati potrebbe essere un difetto, ma questa è un’altra storia), ha contribuito alla nascita del fortunatissimo browser in seno a Netscape, ha lavorato per sedici anni di fila a Mozilla, detiene, insomma, un curriculum inappuntabile per gli standard professionali della Silicon Valley, e infatti le scomposte proteste di questi giorni nella comunità tecnologica intorno alla sua condotta sono di natura squisitamente ideologica. Eich si è macchiato di un imperdonabile peccato, scoperto già nel 2012 e riportato sulla scena in occasione della sua promozione: ha donato, nel 2008, mille dollari alla campagna in favore del “sì” al referendum della California per vietare i matrimoni gay. La “Proposition 8” è passata al voto popolare e il verdetto è stato poi rovesciato a suon di sentenze, fino alla risoluzione della Corte suprema in favore dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.
In tutto questo Eich è stato silenziosamente inserito nelle liste di proscrizione degli “hater”, una memoria collettiva e digitale pronta a essere rinfrescata ogni volta che uno dei discriminatori in questione si segnala per qualsivoglia motivo. La Silicon Valley è andata di nuovo a nozze (gay) con il passato di Eich, rappresentato come un pericoloso elemento destabilizzante e portatore di una cultura totalitaria e illegittima nel discorso democratico. Già nel 2012, quando la vicenda è uscita, la comunità Lgbt gli è saltata al collo, e lui pensava di cavarsela con un paio di post sul suo blog in cui ribadiva quello che tutti ribadiscono in questi casi: ciascuno nella società libera e plurale ha diritto alle proprie opinioni, l’importante è che non si sconfini nella discriminazione o peggio ancora nella violenza verso qualche categoria. Eich ha dimostrato che nella sua carriera nulla di tutto questo gli può essere contestato, e ha sfidato il pubblico a trovare un solo “episodio in cui abbia mostrato odio oppure abbia trattato qualcuno in modo meno rispettoso per via dell’affinità a un certo gruppo o per la sua identità personale”.
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Non c’era episodio contestabile, naturalmente, ma Eich la faceva troppo facile. Il vero peccato che gli viene contestato è d’opinione, non di discriminazione, e nella Silicon Valley dominata dai dettami del politicamente corretto le due categorie tendono a coincidere. Chinque sia a favore del matrimonio tradizionale è automaticamente assimilato a un antagonista attivo, dunque violento, verbalmente o fisicamente, del sacro principio di eguaglianza. E ora che l’odiatore di omosessuali ha avuto l’impudenza di essere stato nominato ceo, la campagna per censurare la sua opinione si è riattivata, e poco importa che Eich abbia già scritto che Mozilla continuerà a offrire gli stessi diritti e benefit a tutti i propri dipendenti, e la sua cultura inclusiva non cambierà di un millimetro. Vogliono la rieducazione completa, una resipiscenza di opinione e non soltanto di azione, chiedono il pentimento interiore, ché le semplici promesse di non discriminare sul luogo di lavoro non bastano per affrancarsi dalla lista degli “hater”. Il sito d’incontri OkCupid ha già invitato i suoi utenti a boicottare il browser di Mozilla.

Valleywag, la sezione tecnologica del sito Gawker, ha esplicitato il ragionamento: “Smettila di dire che la donazione era solo una questione privata che non avrà effetti sul tuo lavoro di ceo a Mozilla. E’ falso e indegno di un leader della tua statura. Di’ invece che qualunque logica ti abbia condotto a sostenere la Proposition 8 era sbagliata, scorretta, errata. E spingiti anche più in là. Spiega che sostieni il diritto a sposarsi con persone dello stesso sesso ovunque. Spiega che non sosterrai soltanto i gay negli Stati Uniti, ma che combatterai per i diritti civili dei tuoi dipendenti che lavorano in società con visioni meno progressiste”. Si scorge un’obliqua analogia fra il peccato e la penitenza: come i sostenitori del matrimonio tradizionale sono assimilati ad attivi discriminatori di omosessuali, così la via della redenzione passa non appena da una promessa di non ledere i diritti altrui, ma dalla piena e battagliera adesione alla causa Lgbt. L’ultimo stadio della rieducazione omosessualista è l’attivismo forzato, per contrappasso.

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