Il santo non gabbato

Lo aspettavano al varco, se si può dire così. Insomma c’era molta attesa, più che in un normale mercoledì di udienza, per le parole che Francesco avrebbe pronunciato in piazza San Pietro. Si concludeva, ieri, il ciclo di catechesi che il Papa ha voluto dedicare ai sacramenti. Dulcis in fundo, aveva lasciato il matrimonio. Sacramento sotto tensione che non per colpa sua, ma nemmeno solo per la cattiveria del mondo, si tira dietro una serie di sottintesi e interrogativi, dagli annunci di pastorale divorzista alle aperture sulle famiglie patchwork, ai chi sono io per giudicare di cui il Papa gesuita va disseminando, come semi o forse come mine vaganti, il suo pontificato. Del resto, c’è voluto il suo coraggio a due mani per aprire il vaso di Pandora del Sinodo sulla famiglia. E per chiedere di scoperchiarlo al più dotto e meno dottrinale dei suoi cardinali, Walter Kasper.

Il santo non gabbato

Lo aspettavano al varco, se si può dire così. Insomma c’era molta attesa, più che in un normale mercoledì di udienza, per le parole che Francesco avrebbe pronunciato in piazza San Pietro. Si concludeva, ieri, il ciclo di catechesi che il Papa ha voluto dedicare ai sacramenti. Dulcis in fundo, aveva lasciato il matrimonio. Sacramento sotto tensione che non per colpa sua, ma nemmeno solo per la cattiveria del mondo, si tira dietro una serie di sottintesi e interrogativi, dagli annunci di pastorale divorzista alle aperture sulle famiglie patchwork, ai chi sono io per giudicare di cui il Papa gesuita va disseminando, come semi o forse come mine vaganti, il suo pontificato. Del resto, c’è voluto il suo coraggio a due mani per aprire il vaso di Pandora del Sinodo sulla famiglia. E per chiedere di scoperchiarlo al più dotto e meno dottrinale dei suoi cardinali, Walter Kasper.

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Ma poi, ieri, i felici cantori del Papa buono, che sminuzza la dottrina morale nella pastorale pop (“non finire la giornata nella quale avete litigato senza fare la pace”), intessuta di sorrise parolette brevi (“aiuta tanto ricordare le tre parole magiche che si devono dire sempre: permesso, grazie, scusa”), hanno dovuto scoprire che, parlando come sempre a braccio, sotto i sorrisi Francesco ha ribadito altro: “L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale, è l’uomo e la donna, tutti e due, non soltanto il maschio, l’uomo, non soltanto la donna, no: tutti e due”. E a chiare lettere ha fatto intendere di non essere intenzionato, contrariamente a certe previsioni, a liquidare né l’insegnamento tradizionale né, tantomeno, la sua più recente e rocciosa messa a punto dottrinale e pastorale: quella dell’amato predecessore Giovanni Paolo II, che a breve condurrà alla gloria dell’altare ma che qualcuno vorrebbe già santo gabbato. Invece, Francesco ha citato proprio la sua esortazione Familiaris Consortio, odierno nodo del contendere ecclesiale, per dire che il matrimonio “risponde a una vocazione specifica e deve essere considerato come una consacrazione. E’ una consacrazione. L’uomo e la donna sono consacrati per il loro amore, per amore. Gli sposi, in forza del sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione”. Per il patchwork si vedrà.

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