Il jihad della dea ragione

“Andiamo verso la rimozione di tutti i simboli cristiani dal paesaggio pubblico?”. La domanda del quotidiano francese Figaro delinea la nuova frontiera della laicità francese. Non più separazione di stato e chiesa, “neutralità”, vera o presunta, ma soppressione di segni religiosi. Perfino nella sfera privata. La domanda sul Figaro l’ha posta lo storico Jean- François Chemain, autore del nuovo libro “Une autre histoire de la laïcité”. “Duemila anni di cristianesimo hanno lasciato nella nostra cultura, nella nostra lingua, nei nostri paesaggi, nei nostri atteggiamenti tracce profonde, ma potrebbero essere cancellate”.

Il jihad della dea ragione

“Andiamo verso la rimozione di tutti i simboli cristiani dal paesaggio pubblico?”. La domanda del quotidiano francese Figaro delinea la nuova frontiera della laicità francese. Non più separazione di stato e chiesa, “neutralità”, vera o presunta, ma soppressione di segni religiosi. Perfino nella sfera privata. La domanda sul Figaro l’ha posta lo storico Jean-François Chemain, autore del nuovo libro “Une autre histoire de la laïcité”. “Duemila anni di cristianesimo hanno lasciato nella nostra cultura, nella nostra lingua, nei nostri paesaggi, nei nostri atteggiamenti tracce profonde, ma potrebbero essere cancellate”. “Tutto è cristiano”, si lamentava Jean-Paul Sartre dopo la guerra, indicando il paesaggio francese colmo di simboli religiosi. Questo risentimento sartriano trova adesso sfogo in quella che la studiosa di religioni Danièle Hervieu-Léger ha chiamato “exculturation”, non l’irrilevanza, ma la exculturation del cattolicesimo, la sua estromissione dalla vita pubblica francese.

Il primo colpo di questa nuova guerra c’era stato a dicembre per un presepio sistemato davanti alla biglietteria di una stazione ferroviaria di Villefranche-de-Rouergue, nell’Aveyron. Dopo le proteste, il presepe era stato coperto. Adesso, nell’Alta Savoia, nel comune di Publier, genera scandalo una piccola statua della Madonna collocata sul suolo pubblico comunale con la scritta: “Notre-Dame-Léman proteggi i tuoi figli”. La decisione del sindaco Gaston Lacroix di collocarla lì ha “provocato l’indignazione del Partito socialista” e dei militanti secolaristi che hanno denunciato un “torto alla laicità”, portando il caso in tribunale.

Il segretario del Partito socialista dell’Alta Savoia, Claire Donzel, aveva detto che l’acquisto della statua con denaro pubblico e il suo posizionamento sul suolo comunale rappresentano un fatto “scioccante per qualsiasi francese, poiché costituiscono a doppio titolo uno strappo alla legge del 1905 della separazione tra lo stato e la chiesa”. Al quotidiano Dauphiné Libéré, il sindaco ha invece detto: “Si tratta di un’opera d’arte. Questa Vergine costituisce un riferimento in una società che non ne ha”.

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Le campane della chiesa di Boissettes, un comune nel distretto della Senna, hanno appena cessato di suonare, dopo l’ordine della Corte amministrativa di Parigi sulla presunta violazione della legge del 1905 sulla separazione di stato e chiesa. La giustizia, infatti, ha ritenuto che la legge sulla laicità fa della struttura un bene comunale, ma il suo utilizzo, come quello delle campane, era di natura religiosa. Anche fra le aziende private la laicità alla francese comincia a diventare legge per tutti, mentre fino a oggi la laicità in Francia veniva applicata soltanto alle strutture pubbliche.

Una grande azienda di Seine-Saint-Denis, la Paprec, ha imposto ai quattromila dipendenti un “codice della laicità” che vieta di portare segni religiosi nei propri locali. Il testo, che prima di tutto stabilisce dei principi di diritto, parla del “dovere di neutralità” religiosa nella sfera pubblica e precisa che “portare segni o abiti con i quali i collaboratori manifestino una appartenenza religiosa non sono autorizzati”. “Applico il modello che prevale nella sfera pubblica e lo applico all’impresa, applico il modello della Repubblica”, spiega il direttore della Paprec, Jean-Luc Petithuguenin.

La tensione sui simboli religiosi è così forte che l’Osservatorio della laicità, istituito lo scorso aprile dal presidente della Repubblica François Hollande, ha appena pubblicato una guida per i sindaci e i funzionari locali su come lavorare per l’applicazione del laicismo in tutti gli ambiti. A Scaër, nel distretto del Finistère, ha generato scandalo il mosaico di una Madonna con bambino, che da sempre orna una casa di riposo. I laicisti hanno ottenuto una grande vittoria giudiziaria con la radiazione di dieci monaci dalle liste elettorali di Fontgombault, un piccolo villaggio di 262 anime situato a metà strada tra Châteauroux e Limoges. Il paesino è noto per l’abbazia di Notre Dame, fondata quasi mille anni fa.
In una lunga inchiesta apparsa sempre sul Figaro, Delphine de Mallevoüe lo ha chiamato, senza tanti infingimenti, “jihad laico”. E’ la holy war della dea ragione.

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