I Tory scommettono sull’ottimismo, hanno i numeri dalla loro

George Osborne, cancelliere dello Scacchiere inglese, è anche il capo della campagna elettorale dei Tory in vista del voto del prossimo anno. Per questo ogni volta che parla ha in mente anche e soprattutto quell’obiettivo: vincere le elezioni, e vincerle senza doversi tirare dietro il carrozzone liberaldemocratico come partner di minoranza nel governo. Usa toni trionfalistici, ma poi li modera quando dice che ancora si dovrà soffrire, ricorda che l’economia britannica sta andando alla grande – cresce al 2,7 per cento, il pil l’anno prossimo sarà più grande, in valore assoluto, rispetto a quello del 2008, cioè si produce più adesso che prima della crisi – ma avvisa che non si deve abbassare la guardia.

Leggi l'intervento di Osborne Lotta per l'occupazione - Guarda il video di Ferrara Basta con l'onanismo sulla disoccupazione, il lavoro si crea così

I Tory scommettono sull’ottimismo, hanno i numeri dalla loro

George Osborne, cancelliere dello Scacchiere inglese, è anche il capo della campagna elettorale dei Tory in vista del voto del prossimo anno. Per questo ogni volta che parla ha in mente anche e soprattutto quell’obiettivo: vincere le elezioni, e vincerle senza doversi tirare dietro il carrozzone liberaldemocratico come partner di minoranza nel governo. Usa toni trionfalistici, ma poi li modera quando dice che ancora si dovrà soffrire, ricorda che l’economia britannica sta andando alla grande – cresce al 2,7 per cento, il pil l’anno prossimo sarà più grande, in valore assoluto, rispetto a quello del 2008, cioè si produce più adesso che prima della crisi – ma avvisa che non si deve abbassare la guardia, che in altre parole significa: non votate per i laburisti, loro vi porteranno indietro, al caos, smantelleranno quella stabilità e quella fiducia che noi conservatori abbiamo ottenuto grazie alla determinazione e alla verità sull’austerità permanente.

La scommessa di Osborne e del suo capo, il premier David Cameron, è di vincere le elezioni insistendo sulla strada intrapresa con mille difficoltà, soprattutto di consenso (un anno fa il cancelliere dello Scacchiere era dato per spacciato, per mesi non si è fatto che parlare di una sua sostituzione, era diventato “tossico”, con quei dati miseri sull’economia e quella boria da figlio di buona famiglia che non capisce niente del mondo reale). E’ una scommessa ambiziosa e rischiosa, che i Tory stanno costruendo con determinazione. In occasione dell’ultimo Budget, Osborne ha introdotto misure per il risparmio e per i pensionati, facendo esplodere di gioia la middle class, quel “gray vote” che se sta con i conservatori li fa vincere. I sondaggi, da quel momento, si sono invertiti, i laburisti hanno perso il loro straordinario vantaggio e soprattutto hanno perso una visione da presentare agli elettori.

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Con il discorso che pubblichiamo in questa pagina, Osborne s’è dato un altro obiettivo, spostando sempre più verso l’alto la soglia delle aspettative, e quella dell’ottimismo: il “full employment”, il lavoro per tutti. Secondo i dati, in questi anni di crisi sono stati creati 1,3 milioni di posti di lavoro, ma il cancelliere dello Scacchiere vuole crearne altri 800/900 mila, vuole il più alto tasso di occupazione di tutto il G7. Per questo ha introdotto nuovi tagli alle tasse, per le aziende e per i lavoratori, che entrano in vigore in questa settimana e per questo dice che l’obiettivo “centrale” non è più tenere in ordine i conti, che in ordine lo sono già e certo non diventeranno più un caos con tutti quei falchi della responsabilità fiscale che girano attorno a Downing Street, quanto piuttosto tornare a dare lavoro agli inglesi. In questo discorso Osborne ha fatto anche una dichiarazione molto forte che è stata letta come il rifiuto di una delle eredità dei tempi della Thatcher. Norman Lamont, che è stato uno dei punti di riferimento del Tesoro britannico tra gli anni Ottanta e Novanta, diceva che la disoccupazione era “un prezzo giusto che si deve pagare” per contenere l’inflazione. Osborne oggi dice che “la disoccupazione di massa non è mai un prezzo giusto da pagare”. Si sa che il rapporto con il passato, con la Thatcher soprattutto, nel Regno Unito è sempre controverso, ma certo è che, forte della ripartenza, e di un modello – quello del rigore – applicato senza troppi tentennamenti, ora Osborne può dire che il suo paese sta tornando “a camminare dritto nel mondo”, e che l’occupazione piena è un obiettivo raggiungibile.

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