L’asse Renzi-Valls

Molto più che su François Hollande, è su Manuel Valls che Matteo Renzi deve puntare per trovare un alleato per “cambiare l’Europa”, come dice di voler fare il presidente del Consiglio nei suoi viaggi sul Continente e in Italia, anche in vista delle prossime elezioni europee. Non tanto cambiare l’Europa di oggi, che rischia di trascinarsi ancora a lungo nel dibattito stantìo sull’austerità necessaria ma eccessiva, dopo l’ennesima richiesta di Hollande di concedere più tempo alla Francia sul deficit per “tener conto” delle riforme che il suo nuovo governo intende adottare.

L’asse Renzi-Valls

Molto più che su François Hollande, è su Manuel Valls che Matteo Renzi deve puntare per trovare un alleato per “cambiare l’Europa”, come dice di voler fare il presidente del Consiglio nei suoi viaggi sul Continente e in Italia, anche in vista delle prossime elezioni europee. Non tanto cambiare l’Europa di oggi, che rischia di trascinarsi ancora a lungo nel dibattito stantìo sull’austerità necessaria ma eccessiva, dopo l’ennesima richiesta di Hollande di concedere più tempo alla Francia sul deficit per “tener conto” delle riforme che il suo nuovo governo intende adottare. Meglio non cedere alla tentazione di un velleitario asse dei deboli del sud – consigliato da Romano Prodi – per conquistare qualche decimale di spesa pubblica in più, che non permetterà di rilanciare la crescita in modo durevole e sostenuto. La debolezza economica di Francia e Italia è il frutto di un decennio di riforme sempre rinviate. Il prezzo è l’attuale egemonia politica della Germania nell’Unione europea, che si esprime non solo nella gestione austera della crisi dell’euro, ma anche nelle decisioni strategiche sui rapporti con la Russia o nella miriade di direttive e regolamenti che incidono sulla vita quotidiana degli europei. Se manterranno i loro impegni, Renzi e il nuovo primo ministro francese possono cambiare l’Europa di domani, rottamando il monopolio del potere europeo che la crisi ha affidato alla cancelliera Angela Merkel.

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Renzi e Valls hanno istinti comuni, che ricordano un altro “giovane” leader che ha plasmato la storia del suo paese e dell’Europa: il britannico Tony Blair, a cui entrambi si sono richiamati nella loro volontà di rinnovamento. Ambiziosi, riformatori, determinati, i due hanno di fronte alcune delle stesse sfide di Blair. A cominciare dalla necessità di fare entrare i rispettivi partiti, prima ancora dei rispettivi paesi, nella modernità. La battaglia si gioca soprattutto a sinistra: il pericolo più insidioso per le riforme arriva dalla sinistra del Ps francese e dalla sinistra del Pd italiano. Renzi ha il vantaggio di non dover fare i conti con un président de la République, la cui gestione consensuale ha rivelato un preoccupante dilettantismo. Ma se la nomina di Valls si confermerà come il primo atto da statista di Hollande – cioè se il presidente sosterrà il suo primo ministro nelle liberalizzazioni e nei tagli alla spesa (ma le voci di una nomina del no global Arnaud Montebourg alla testa di un super-ministero dell’Economia non sono un buon segno) – la Francia del futuro tornerà a essere una potenza che conta in Europa. Come l’Italia, se alle parole di Renzi – comprese quelle sul lavoro ieri a Londra – seguiranno gli atti e i fatti. Solo allora si potrà sfidare Merkel affinché l’Europa – per parafrasare Renzi – da “luogo della burocrazia assoluta” torni a essere “sogno”.
 

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