Speciale online 13:30

Clima, la solita apocalisse

L’Ipcc, il panel Onu di esperti del clima, ha pubblicato la seconda parte del suo report sui cambiamenti climatici, quella espressamente dedicata a politici e giornalisti. Nulla di nuovo: pagine fitte di previsioni apocalittiche così datate da non fare nemmeno più paura. Si parla di guerre, carestie, inondazioni, siccità… il solito spartito che da qualche decennio viene eseguito da chi è convinto di potere prevedere il futuro climatico ed economico del mondo a colpi di modelli al computer. I giornali hanno subito abboccato, e oggi riempiono pagine con articoli che sembrano il copia-incolla di pezzi scritti 7-8 anni fa. Il catastrofismo Onu ha però perso la sua spinta propulsiva, quella del terrore inoculato nell’opinione pubblica a colpi di previsioni apocalittiche : da tempo ormai i governi non prendono più in considerazione l'idea di usare le sue indicazioni come criteri per scrivere politiche pubbliche, ma soprattutto le temperature globali non aumentano più e non ci sono evidenze scientificamente fondate sulla correlazione tra emissioni di CO2 causate dalle attività umane e fenomeni estremi. La stessa Ipcc si è dovuta regolare: in quest’ultimo report si insiste finalmente meno sulla favoletta di regolare il clima spegnendo la luce e lavandosi i denti con poca acqua e si parla di adattamento. Ultima annotazione: secondo lo scenario più catastrofico (tutto da dimostrare) il pil mondiale si contrarrebbe di 2 punti percentuali nei prossimi decenni a causa del riscaldamento globale. Molto meno delle previsioni che un decennio fa diedero il via all’isteria collettiva da cambiamento climatico.

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