Wie es geschehen ist

Una settimana di gufate e cinguettii, finché non le ha cantate a tutti Visco

Ritorno al futuro di trentasei anni fa. Diceva Guido Carli: “Mi domando se il coinvolgimento del sindacato su problemi che impegnano direttamente la responsabilità del governo agevoli od ostacoli il dialogo del sindacato con la classe lavoratrice. Mi pare che il coinvolgimento del sindacato in altre responsabilità abbia superato i limiti ottimali” (intervista al Giorno, 3 novembre 1978). Dice Ignazio Visco: “Lacci e lacciuoli intesi come rigidità legislative burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro paese” (Università Luiss, 28 marzo 2014).

Una settimana di gufate e cinguettii, finché non le ha cantate a tutti Visco

Ritorno al futuro di trentasei anni fa. Diceva Guido Carli: “Mi domando se il coinvolgimento del sindacato su problemi che impegnano direttamente la responsabilità del governo agevoli od ostacoli il dialogo del sindacato con la classe lavoratrice. Mi pare che il coinvolgimento del sindacato in altre responsabilità abbia superato i limiti ottimali” (intervista al Giorno, 3 novembre 1978). Dice Ignazio Visco: “Lacci e lacciuoli intesi come rigidità legislative burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro paese” (Università Luiss, 28 marzo 2014). Il governatore di Bankitalia celebra il centenario della nascita di Carli provocando sconcerto tra i concertatori. E’ venerdì 28 marzo, Obama è partito, il presidente degli Stati Uniti giovedì 27 marzo ha incontrato Papa Francesco per 50 minuti (ingresso in Vaticano alle 10 e 14 dall’Arco delle Campane), Giorgio Napolitano, che ha parlato con lui (senza interpreti) per 20 minuti, e Matteo #yeswecan Renzi a Villa Madama. Poi visita al Colosseo con video tributo su YouTube della Casa Bianca dove, a un certo punto, compare la barba di un tormentato scrittore, sembra Dario Franceschini. Play. Stop. Rewind. E’ proprio lui. It’s amazing! Mentre Obama è in Arabia Saudita per incontrare re Abdullah, il dibattito italiano torna sui problemi arcinoti, poteri del capo del governo compresi. Mercoledì 26 marzo Renzi annuncia il piano: “Il premier potrà revocare i ministri”. Ricorda qualcuno? Massì, lui, Silvio Berlusconi. Sabato 22 marzo fa sapere che “il presidente del Consiglio non ha poteri, può solo togliersi la giacca e restare in camicia bianca quando tutti restano con la giacca” (a un club Forza Silvio, ore 12 e rotti). Aggiornato il guardaroba istituzionale, annunciato che vuole occuparsi del Milan (“che ne ha bisogno”), Berlusconi dà la notizia: “I miei figli non saranno in lista”. Scrivo la nota sul taccuino, ma vengo distratto da Angelino Alfano: “Non si possono toccare i Bot, non si possono toccare i risparmi degli italiani e non si può mettere la patrimoniale”. Sono le 14 e 30, riapro il moleskine, appunto: “Informare Alfano.

Pressione fiscale sul risparmio in Italia dal primo maggio al 36 per cento. Patrimoniale c’è. Con tanto di bolli”. La domenica (23 marzo) fila via liscia: Dario Nardella straccia tutti (84 per cento) alle primarie per la candidatura a sindaco di Firenze, Renzi va al Tg1 e straccia lo stipendio di Mauro Moretti (873 mila euro l’anno) alle Ferrovie. Lunedì si chiude la fase “gufi” e s’apre quella degli “uccellacci” con Matteo che scrive una lettera ai fiorentini e cinguetta così: “Sarà bellissimo smentire gli uccellacci del malaugurio con l’energia e la serietà del nostro impegno”. Poi vola a l’Aia per il vertice sulla sicurezza nucleare, incrocia il premier giapponese Shinzo Abe e incassa un “la crescita dipende dalla tua leadership”. Samurai. Nel frattempo, cresce il cerchio (magico) alla testa dei berlusconiani di complemento d’arredo e lunedì 24 marzo alle 19 e 17 Silvio prescrive a tutti un potente analgesico: “Mi auguro che tutti all’interno del nostro movimento politico ben comprendano la gravità del momento, la crisi di fiducia che investe la politica tutta, e l’esigenza di rinnovarci che viene chiesta con forza dal paese”. Martedì 25 marzo è giorno di grandi annunci: alle 11 e 53 Raffaele Fitto dice che “è pronto a candidarsi alle europee e dimettersi da deputato”, Giovanni Toti alle 20 e 11 coglie la palla al balzo e spiega che “sarebbe una strada di serietà”. Todos caballeros. Mercoledì 26 marzo è giorno di abolizioni, votazioni e baci post tormento. Fiducia al Senato. Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e capo supremo della divisione panzer di Renzi, è sui banchi del Senato. Alle 19 arriva la fiducia: 160 favorevoli e 130 contrari. La Boschi bacia Del Rio. Flash. Invidia in tribuna. Tutti a nanna. Sveglia presto la mattina. E’ giovedì 27 marzo, Bergoglio celebra la messa con i parlamentari. Commento a Radio Vaticana del presidente della Camera, Laura Boldrini: “Il Papa è stato anche un po’ severo, ma penso che ci stava”.

Sto per chiudere il pezzo, è in corso la direzione del Pd, Renzi annuncia che “lunedì arriva la riforma del Senato”, Gianni Cuperlo dà segni di vita, ma l’appunto sul taccuino lo cattura una nota che arriva da Via XX Settembre: “Il ministero del Tesoro chiederà una riduzione almeno del 25 per cento dei compensi per gli amministratori ‘di tutte le società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni che emettono azioni (Eni, Enel, Finmeccanica) o altri titoli negoziati su mercati regolamentati (Ferrovie dello stato, Cassa depositi e prestiti, Poste italiane) e loro controllate’”. Finish.

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