Ultimo rifugio delle canaglie, Cost.

Perfino il giornale di Travaglio ha incorniciato il testo dell’appello con una punta di imbarazzo, isolandolo in fondo alla prima pagina, senza commenti e fanfare. E’ la solita pappa costituzionalizia, il solito birignao tà-tà, il solito allarme, il solito resistere resistere resistere abbrancati alle cattedre e alle guarentigie varie dell’alta società dei colti e intoccabili, dei puri incorrotti, dei testimonial dell’immobilismo conservatore come strategia di salvezza. Penoso ripercorrere le fissazioni, notoriamente peggiori di qualsiasi malattia, di cui è farcito il manifesto dei nuovi Buoni.

Ultimo rifugio delle canaglie, Cost.

Perfino il giornale di Travaglio ha incorniciato il testo dell’appello con una punta di imbarazzo, isolandolo in fondo alla prima pagina, senza commenti e fanfare. E’ la solita pappa costituzionalizia, il solito birignao tà-tà, il solito allarme, il solito resistere resistere resistere abbrancati alle cattedre e alle guarentigie varie dell’alta società dei colti e intoccabili, dei puri incorrotti, dei testimonial dell’immobilismo conservatore come strategia di salvezza. Penoso ripercorrere le fissazioni, notoriamente peggiori di qualsiasi malattia, di cui è farcito il manifesto dei nuovi Buoni. Si assiste impotenti al tentativo di stravolgere la Costituzione più bella del mondo, tuonano. Agisce maligno un Parlamento che non ha diritto di decidere alcunché perché delegittimato da una sentenza (parruccona) sulla legge elettorale (n. 1 del 2014). Lo scopo è creare un sistema autoritario che dà al premier poteri padronali. Monocameralismo e abrogazione delle province aggravano golpisticamente lo status dell’Italia, letterale, “di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi”. La responsabilità del Pd è enorme, perché Matteo fa quel che voleva Silvio, il quale (ma su questo tacciono) voleva fare quello che piaceva a Bettino, e tutti insieme (lo diranno al prossimo appello) si battono per applicare il famoso piano di Licio Gelli (P2). L’opposizione è catafratta. Bisogna fermarli con determinazione analoga a quella impiegata in passato contro i predecessori di Renzi. Democrazia plebiscitaria intollerabile al cittadino democratico onesto: al lavoro e alla lotta dura.

Abbiamo ospitato nel Foglio, e molto volentieri, la polemica in punta di politica di un Formica, leader socialista e braccio destro di Bettino, sulla disinvoltura che egli giudica eccessiva, e pericolosa, della procedura di abrogazione sostanziale del Senato. Ma non potevamo prevedere, o forse sì, che sulla sua scia, rispettabile, si sarebbe messo, senza fantasia e con un di più di retorica giureconsulta, il carrozzone intellettuale e moralista che i Formica li ha perseguitati, al grido galera! galera!, per un paio di decenni almeno. Tra i firmatari una professoressa di Repubblica, forse candidata da qualche parte con i greci, il professore-conferenziere con il nome polacco, la celebrante del club dei miliardari per libertà&giustizia, ovviamente il candidato-presidente tà-tà, e poi giuristi della coterie o setta purista, la filosofa degli strambi emozionali, e altri accademici della casta dei sapientoni. Mamma che congrega, e chissà che la nuova, bella Repubblica di carta non trovi un posto, superato l’imbarazzo, per il solito assalto delle firme riottose nella sua nuova grafica. Niente come un nuovo inizio per celebrare la fine del pudore politico. Ma se ne dubita, qualcosa è cambiato, e all’elenco manca la Spinelli.
Qualcosa è cambiato, ma non la pervicacia di questa piccola, influente, rispettabile ma morbosa folla castale nel ripetere vecchi argomenti usati abusati per decenni nel nuovo contesto italiano. Può revocare i ministri? Il premier diventa un tiranno. L’amministrazione centralizza le funzioni delle province? E’ un attentato alla democrazia politica. Si vara il monocameralismo? La nuova architettura parlamentare si mette sotto i piedi la Costituzione. Chi acconsente è complice. Chi è condiscendente è pavido e opportunista. Il luogo della coscienza libera dal servaggio è uno, e come sempre torinese della vecchia foggia decorosa ma polverosa: casa Zagrebelsky.

Riflettiamo su questa nuova resistenza vocalizzante. Progetti ambiziosi come la Repubblica presidenziale (Craxi) o riforme costituzionali nate in Cadore (Berlusconi) sono equiparati nella censura al riformismo d’annuncio renziano d’oggidì, e l’accusa di tradimento contro la sinistra è sempre pronta (risuona dai tempi della Resistenza tradita e altre follie di Guido Quazza e Giorgio Bocca). Si riproduce sempre lo stesso schemino ideologico, ieri Asor Rosa invocava i carabinieri per sloggiare Berlusconi, oggi i firmatari aggrediscono quella che è per loro “la svolta autoritaria” in vista dell’introduzione della semplificazione amministrativa o di principi della premiership già sperimentati nel famoso paese reazionario e autoritario che si chiama Gran Bretagna, modello Westminster. E’ un processo parallelo a quello intentato alla deconcertazione: se vuoi ridare al legislativo il suo potere di fare le leggi, nella libertà sindacale e associativa di opporsi per Confindustria e Confederazioni, sei animato da pulsioni dispotiche. Non importa che questo sia un modello liberamente scelto dalla grande maggioranza delle democrazie occidentali. Torneranno i fantasmi dei poteri forti, una volta Gelli e un’altra volta il governatore Visco, e la demagogia dispiegata dei galantuomini si allineerà, con i medesimi effetti esilaranti, a quella dei comici populisteggianti. Lo chiamano patriottismo costituzionale: l’ultimo rifugio delle canaglie, diceva il dottor Johnson nel galante Settecento.

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