Il tasto “credito”

Gli imprenditori sono tornati ad avere fiducia nell’economia come non succedeva da due anni e mezzo, dice l’Istat. E’ uno dei vari segnali positivi giunti dagli operatori economici in queste settimane e lascia intravedere una graduale ripresa dell’attività produttiva. Permane però una criticità essenziale dalla quale dipende il consolidamento di tale tendenza: sono molti gli imprenditori (fiduciosi) a lamentare le costrizioni derivanti da una stretta creditizia che prosegue da diciassette mesi. Il quindici per cento delle richieste di prestiti da parte delle aziende di medie dimensioni viene tuttora rifiutato dalle banche. La questione non è di poco conto nemmeno per il governo di Matteo Renzi, finora distante dalle problematiche della finanza.

Il tasto “credito”

Gli imprenditori sono tornati ad avere fiducia nell’economia come non succedeva da due anni e mezzo, dice l’Istat. E’ uno dei vari segnali positivi giunti dagli operatori economici in queste settimane e lascia intravedere una graduale ripresa dell’attività produttiva. Permane però una criticità essenziale dalla quale dipende il consolidamento di tale tendenza: sono molti gli imprenditori (fiduciosi) a lamentare le costrizioni derivanti da una stretta creditizia che prosegue da diciassette mesi. Il quindici per cento delle richieste di prestiti da parte delle aziende di medie dimensioni viene tuttora rifiutato dalle banche. La questione non è di poco conto nemmeno per il governo di Matteo Renzi, finora distante dalle problematiche della finanza. E’ vero, di carne al fuoco ce n’è tanta, come ha ben detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e aggiungerne altra sarebbe complesso. Eppure la relazione tra crescita e offerta di denaro è molto stretta: il Fondo monetario internazionale stima che la contrazione del credito ha finora sottratto 2,5 punti di pil all’economia italiana e “ulteriori misure” volte a incentivare una ripresa dei prestiti “potrebbero favorire una crescita del due per cento e oltre”, qui come in altri paesi dell’Eurozona. Per ora gli istituti sono impegnati a ripulire i bilanci dai crediti deteriorati in vista degli esami della Banca centrale europea. A questo scopo Intesa ha messo a bilancio 5 miliardi di perdite, Unicredit è andata più a fondo (14 miliardi). Ma i prestiti arriveranno? Intesa, prima banca per sportelli, promette di aumentare gli impieghi verso la clientela di 46 miliardi entro il 2017, orizzonte del nuovo piano industriale. I vertici confidano di erogare 150 miliardi a imprese e famiglie nei prossimi cinque anni. Si vedrà. Resta da capire se le esigenze di imprese, governo e banche s’incontreranno presto.

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