Il Papa incastra Obama sul laicismo, altro che sperequazione

Il comunicato diffuso ieri dalla Sala stampa vaticana dopo l’incontro di cinquanta minuti tra Francesco e Barack Obama non contiene riferimenti ai temi su cui il presidente americano e i suoi spin doctor intendevano virare la conversazione: non compaiono la “sperequazione” e la “giustizia sociale”, non si fa riferimento ai “poveri” né ai più “vulnerabili” della società, parole chiave che Obama aveva affidato a Massimo Gaggi del Corriere in un’intervista che doveva servire ad accordare gli strumenti fra la Casa Bianca e il Vaticano in tempi di aperte dissonanze su vita, famiglia e libertà religiosa. Obama si aspettava una scampagnata nelle periferie esistenziali con il leader più amato del mondo, e il suo proposito è stato frustrato.

Il Papa incastra Obama sul laicismo, altro che sperequazione

Il comunicato diffuso ieri dalla Sala stampa vaticana dopo l’incontro di cinquanta minuti tra Francesco e Barack Obama non contiene riferimenti ai temi su cui il presidente americano e i suoi spin doctor intendevano virare la conversazione: non compaiono la “sperequazione” e la “giustizia sociale”, non si fa riferimento ai “poveri” né ai più “vulnerabili” della società, parole chiave che Obama aveva affidato a Massimo Gaggi del Corriere in un’intervista che doveva servire ad accordare gli strumenti fra la Casa Bianca e il Vaticano in tempi di aperte dissonanze su vita, famiglia e libertà religiosa. Obama si aspettava una scampagnata nelle periferie esistenziali con il leader più amato del mondo, e il suo proposito è stato frustrato. La prova della delusione è nella seconda parte della nota vaticana: “Nel contesto delle relazioni bilaterali e della collaborazione tra la Chiesa e lo Stato ci si è soffermati su questioni di speciale rilevanza per la Chiesa nel Paese, come l’esercizio dei diritti alla libertà religiosa, alla vita e all’obiezione di coscienza nonché il tema della riforma migratoria”. Sono temi che hanno esacerbato le relazioni tra la Conferenza episcopale americana e la Casa Bianca, e le origini della disputa lacerante intorno alla libertà religiosa sono nate in seno alla riforma sanitaria voluta da Obama e messa in pratica dal segretario della Sanità, la cattolica Kathleen Sebelius, che ha introdotto l’obbligo di fornire gratuitamente contraccettivi e farmaci abortivi in tutti i piani assicurativi. Le eccezioni per motivi religiosi valgono soltanto per i luoghi di culto, e svaniscono se il culto si esprime in forme educative, sociali o for profit. I precetti della chiesa, insomma, vengono rispettati dallo stato nella misura in cui la chiesa accetta di rinchiudersi nella dimensione privata e liturgica, di diventare socialmente e politicamente irrilevante, principio che ha implicazioni enormemente più ampie e ramificate rispetto alla disputa particolare sull’Obamacare. Sarà anche per questa sottile distinzione fra lo specifico casus belli e le conseguenze nel rapporto tra stato e chiesa (regolato dal primo emendamento alla Costituzione) che Obama, durante la conferenza stampa con Matteo Renzi, ha detto che non è stato il Papa ma il segretario di stato vaticano, Pietro Parolin, a tirare fuori esplicitamente la questione dell’Obamacare.

Al netto delle cordialità rituali e delle circonlocuzioni sorvegliate, la “riforma migratoria” è forse il solo punto dell’agenda che al presidente americano non dispiace trattare. E poi nemmeno quella, visto che, a dispetto delle promesse alle minoranze che l’hanno votato a mani basse, Obama con una mano ha sempre rimandato il problema, con l’altra ha respinto oltre il confine messicano più clandestini di qualsiasi altro presidente americano. Su tutto il resto è guerra fra la Casa Bianca e i vescovi, come ha confermato, pur con il linguaggio diplomatico che si conviene alla circostanza, il presidente della Conferenza episcopale americana, Joseph Kurtz, con un’intervista ad Avvenire. Le avvisaglie di un incontro non senza increspature si leggevano in un sommario, apparentemente innocuo, apparso alla vigilia sul sito della Radio Vaticana in lingua inglese: “Il suo incontro con papa Francesco si svolgerà nel contesto di una complessa fase delle relazioni dell’amministrazione con la chiesa americana, segnata in particolare, dalle dispute sull’applicazione della riforma sanitaria che hanno a che fare con la copertura assicurativa obbligatoria di sterilizzazione, contraccezione e aborto”, si leggeva nell’articolo apparso sull’organo ufficiale della Santa Sede, che citava anche il dibattito sui matrimoni omosessuali. Temi che Obama non era ansioso di discutere, ma una photo opportunity val bene una messa.

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