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Quelli che “ora con Renzi si può fare”, e quelli che no

Ieri, nelle intenzioni del governo, doveva essere il giorno più pop (e facile) di quella che s’annuncia come la lunga saga dei tagli alla spesa pubblica. Il giorno cioè della vendita all’asta delle prime auto blu in dotazione ai ministeri, ora su eBay perché i cittadini possano acquistarle, e soprattutto dell’approvazione parlamentare del ddl che riforma le province riducendo le spese per gli organi elettivi. Tuttavia qualche fuori programma ha ricordato ancora una volta all’esecutivo che snellire la macchina pubblica, seppur con l’intenzione annunciata di alleggerire il fisco, non sarà una passeggiata. In tarda mattinata agenzie stampa e siti web dei principali quotidiani hanno rilanciato infatti un “altolà” del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contro i “tagli immotivati”.

Quelli che “ora con Renzi  si può fare”, e quelli che no

Ieri, nelle intenzioni del governo, doveva essere il giorno più pop (e facile) di quella che s’annuncia come la lunga saga dei tagli alla spesa pubblica. Il giorno cioè della vendita all’asta delle prime auto blu in dotazione ai ministeri, ora su eBay perché i cittadini possano acquistarle, e soprattutto dell’approvazione parlamentare del ddl che riforma le province riducendo le spese per gli organi elettivi. Tuttavia qualche fuori programma ha ricordato ancora una volta all’esecutivo che snellire la macchina pubblica, seppur con l’intenzione annunciata di alleggerire il fisco, non sarà una passeggiata. In tarda mattinata agenzie stampa e siti web dei principali quotidiani hanno rilanciato infatti un “altolà” del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contro i “tagli immotivati”. Renzi, raggiunto dai cronisti, si è prontamente limitato a dire di condividere in pieno “il principio” espresso dal Colle. Tuttavia il messaggio non era proprio benaugurante; non a caso le parole di Napolitano sono state subito riprese e appoggiate dagli oppositori dell’esecutivo, Lega nord e sinistra estrema incluse. Ma perché il Quirinale, nel momento in cui il lavoro del commissario alla spending review Carlo Cottarelli riceve attacchi a destra e a manca, ha deciso di unirsi al coro di critiche? In realtà ambienti governativi fanno notare che il ragionamento di Napolitano è più complesso. Il presidente ha detto che ora bisognerà intervenire “con capacità selettiva” sui capitoli di spesa, muovendo invece “da tagli che abbiamo conosciuto in passato come immotivati”, cioè lineari. Quindi l’obiettivo, al netto delle strumentalizzazioni, non era Renzi. Anche se a dire il vero sempre Napolitano ha aggiunto pure che dalla “fotografia” di Cottarelli “è venuto fuori qualcosa di intempestivo”. D’altronde lo stesso governo ha fatto intendere di non voler procedere con la messa in mobilità di 85 mila statali o con il contributo forzoso sulle pensioni.

La lettura dei giornali di ieri, perlomeno, era stata più piacevole per l’esecutivo. Francesco Daveri e Francesco Giavazzi, sulla prima pagina del Corriere della Sera, riconoscevano a Renzi di aver sostituito due terzi dei capi di gabinetto: “Non era forse mai accaduto”, hanno chiosato i due, solitamente iper esigenti. Un’apertura di credito cui seguivano consigli dettagliati per continuare su questa strada e liberarsi della “ragnatela dei mandarini” che osteggia le riforme: meglio non limitarsi a spostare funzionari da un ministero all’altro ma pescarli da fuori; meglio poi non affidarsi sempre ai soliti giuristi per i ruoli apicali nei ministeri. La prossima sfida termina il 22 maggio, secondo Daveri e Giavazzi, data limite entro la quale andranno scelti i nuovi capi dipartimento nei dicasteri. Tuttavia il quotidiano di via Solferino è lungi dall’essersi convertito in toto al renzismo. “Renzi corre. Nel vuoto”, aveva infatti scritto in mattinata su Twitter il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli. Come dire: lo attendiamo al varco, quando passerà dalle parole ai fatti.

Eppure è indubbio che alcuni degli spiriti più mercatisti della società italiana continuino a pensare che con Renzi una qualche rupture possa realizzarsi. Sempre il Corriere della Sera, ieri, ospitava un’intervista di Gianfelice Rocca, presidente del gruppo Techint. “Rocca: l’Italia adesso può ripartire”, era il titolo, seguìto da considerazioni come “nel campo del lavoro le prime misure del governo vanno nella giusta direzione”. Rocca, che è anche presidente di Assolombarda, usa toni decisamente diversi da quelli che all’esecutivo ha riservato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che negli scorsi giorni aveva perfino ipotizzato la delocalizzazione della sua Mapei in Svizzera se le cose non cambieranno (“una provocazione”, ha detto ieri). La corsa per la successione di Confindustria non è ancora ufficialmente cominciata, il mandato di Squinzi scade nel 2016, ma già riemerge la duplice anima degli industriali organizzati. Rocca, che l’anno scorso fu sostenuto nella scalata ai vertici di Assolombarda anche da Michele Perini (ex numero uno degli industriali lombardi, un tempo considerato “berlusconiano”), nel 2012 aveva caldeggiato la candidatura per Viale dell’Astronomia di Alberto Bombassei, considerato più arrembante di Squinzi anche per il suo approccio riformatore nelle relazioni coi sindacati. Oggi che i rapporti tra Renzi e Squinzi sono gelidi, almeno l’atteggiamento di Rocca è un piccolo sollievo per Palazzo Chigi.

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