Un mercoledì da idealista

Il discorso che Barack Obama ha tenuto al centro culturale Bozar di Bruxelles sembrava uscito da un altro tempo, ricordava più il presidente che va a ritirare il Nobel per la Pace e fa un discorso guerriero in sostegno dell’occidente (era il 2009) piuttosto che il presidente che poi abbiamo conosciuto nelle sue cautele, nei suoi calcoli. C’era tutto, nel discorso a Bruxelles, iniziato con un “what we stand for”, i valori dell’occidente declinati nella loro potenza, e finito con “non ho dubbi che la speranza vincerà sulla paura e la libertà continuerà a trionfare sulla tirannia”, con in mezzo il racconto delle battaglie per la libertà, soprattutto nell’Europa martoriata del Novecento, e persino un riconoscimento alla campagna irachena, che Obama ha contrastato, ma che è stata fatta “all’interno del sistema internazionale”.

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Un mercoledì da idealista

Il discorso che Barack Obama ha tenuto al centro culturale Bozar di Bruxelles sembrava uscito da un altro tempo, ricordava più il presidente che va a ritirare il Nobel per la Pace e fa un discorso guerriero in sostegno dell’occidente (era il 2009) piuttosto che il presidente che poi abbiamo conosciuto nelle sue cautele, nei suoi calcoli, nella sua Nicorette masticata con noia giochicchiando con il Blackberry quando intorno il suo staff cercava una strategia per salvare i siriani dal loro dittatore. C’era tutto, nel discorso a Bruxelles, iniziato con un “what we stand for”, i valori dell’occidente declinati nella loro potenza, e finito con “non ho dubbi che la speranza vincerà sulla paura e la libertà continuerà a trionfare sulla tirannia”, con in mezzo il racconto delle battaglie per la libertà, soprattutto nell’Europa martoriata del Novecento, e persino un riconoscimento alla campagna irachena, che Obama ha contrastato, ma che è stata fatta “all’interno del sistema internazionale”: “Non abbiamo rivendicato o annesso territorio iracheno. Non abbiamo rubato le loro risorse per il nostro guadagno”. L’occidente è posto in contrasto con la logica della forza della Russia, pronta a tutto per affermarsi, pronta a violare i costrutti internazionali: Obama smonta la propaganda di Mosca, dai paragoni con il Kosovo all’alleanza americana con i fascisti del Maidan a Kiev, ricordando che l’America non sobilla i popoli, sono i popoli che vogliono la libertà e si ribellano ai regimi. Obama rifiuta la definizione di una nuova Guerra fredda, dopo il crollo del Muro c’è stata una grande collaborazione tra russi e americani e anche adesso bisogna restaurarla, nella consapevolezza che altrimenti l’isolamento politico della Russia, già esclusa dal G8, non potrà più essere evitato.

Pareva un altro Obama. Un Obama idealista, che pensa sia dovere dell’occidente difendere libertà ed eguaglianza, che a chi pensa ci siano dei limiti di nazionalità o di etnia o di religione per ambire alla libertà dice: “You’re bigger than that”. Poi basta cambiare canale, guardare le immagini dalla Siria e tutto torna com’è: anche l’Obama di Bruxelles era “bigger than that”, solo per un giorno.

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