Porcherie giuridiche

La discussione in corso alla Camera sulla legge che introduce il reato di “voto di scambio” non ha suscitato molto interesse, anche se pone problemi di civiltà giuridica assai acuti. E’ bene ricordare che la versione originale del provvedimento era stata approvata all’unanimità, ma poi sono stati introdotti al Senato emendamenti che hanno snaturato il carattere concreto e controllabile del reato, rendendolo talmente generico da permettere a qualsiasi procura di incriminare praticamente chiunque. Chiedere voti ai mafiosi sapendo che lo sono è un atto che è giusto punire.

Porcherie giuridiche

La discussione in corso alla Camera sulla legge che introduce il reato di “voto di scambio” non ha suscitato molto interesse, anche se pone problemi di civiltà giuridica assai acuti. E’ bene ricordare che la versione originale del provvedimento era stata approvata all’unanimità, ma poi sono stati introdotti al Senato emendamenti che hanno snaturato il carattere concreto e controllabile del reato, rendendolo talmente generico da permettere a qualsiasi procura di incriminare praticamente chiunque. Chiedere voti ai mafiosi sapendo che lo sono è un atto che è giusto punire. Se invece il candidato è inconsapevole dell’appartenenza del gruppo di elettori cui si rivolge a una associazione di stampo mafioso,  condizione che non è stata ancora accertata dalla magistratura, come stabilisce ora il testo della legge, rischia di essere condannato per atti compiuti inconsapevolmente, il che è contrario a ogni principio di garanzia giuridica. Non è un caso se nella battaglia parlamentare contro questa manomissione della legge Forza Italia non sia sola, che anche Scelta civica in Parlamento e l’Unione delle camere penali nella società sostengano le sue buone ragioni. Anche le forme di pagamento dell’appoggio elettorale, che originariamente erano definite in modo chiaro, ora sono diventate generiche al punto da contemplare qualsiasi forma di compiacenza realizzata e persino un atteggiamento di “messa a disposizione” non corroborato da alcun atto concreto.
Inserire nel codice penale, che già è stato manipolato fino a creare il reato non esplicitamente definito di concorso esterno in associazione mafiosa, altre fattispecie generiche, che trasformano una formula giornalistica in una responsabilità penale, renderebbe ancora più ampio lo spazio di arbitrarietà dell’azione delle procure, già esteso. La scelta del Partito democratico di insistere in accordo con il Movimento 5 stelle in questa operazione speciosa e pericolosa, forse corrisponde alla volontà di settori del gruppo parlamentare della Camera di tenere aperto un canale preferenziale con le opposizioni “di sinistra” anche allo scopo di condizionare l’azione del governo. L’entusiastica adesione di Rosy Bindi a questa battaglia sembra una conferma di questa ipotesi. Naturalmente si sprecano le esibizioni di combattività antimafia, ma in realtà l’azione contro la criminalità organizzata è efficace quando è costruita su sistemi di accusa solidi e giuridicamente fondati, mentre, come dimostrano tanti esempi del recente passato, finisce nelle sabbie mobili quando è costruita su polveroni propagandistici e su accuse costruite più su teoremi politici che su una raccolta professionale di prove e di dati concreti.

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