Obama fa più sul serio con la Nsa

Quando a gennaio il presidente americano Barack Obama tenne il suo discorso solenne sulla riforma dell’Agenzia per la sicurezza nazionale americana, dopo mesi di scandali creati dalle rivelazioni dell’ex contractor Edward Snowden, molti vi videro un tratto tipico della sua presidenza. Obama promise che avrebbe “posto fine” al programma di raccolta dei metadati dell’Agenzia, ma al tempo stesso disse che non avrebbe ridotto le capacità dell’intelligence di difendere la sicurezza nazionale. L’annuncio era impegnativo, ma lo svolgimento cavilloso e incerto, figlio della consapevolezza che, al netto delle indignazioni dei leaker, del programma della Nsa non si poteva fare a meno.

Obama fa più sul serio con la Nsa

Quando a gennaio il presidente americano Barack Obama tenne il suo discorso solenne sulla riforma dell’Agenzia per la sicurezza nazionale americana, dopo mesi di scandali creati dalle rivelazioni dell’ex contractor Edward Snowden, molti vi videro un tratto tipico della sua presidenza. Obama promise che avrebbe “posto fine” al programma di raccolta dei metadati dell’Agenzia, ma al tempo stesso disse che non avrebbe ridotto le capacità dell’intelligence di difendere la sicurezza nazionale. L’annuncio era impegnativo, ma lo svolgimento cavilloso e incerto, figlio della consapevolezza che, al netto delle indignazioni dei leaker, del programma della Nsa non si poteva fare a meno. Ieri Obama, anticipato da un articolo del New York Times, ha detto che la proposta di riforma della sua Amministrazione è pronta, che sarà presentata al Congresso nei prossimi giorni e che se approvata porrà fine al programma di raccolta di massa dei metadati delle conversazioni telefoniche da parte dell’Agenzia per la sicurezza. Secondo le anticipazioni del New York Times i metadati, che consentono di ricavare informazioni come la durata di una chiamata, il luogo da cui è stata fatta e gli interlocutori, non saranno più conservati per 5 anni dalla Nsa, ma rimarranno alle compagnie telefoniche, che già ora li conservano (per 18 mesi) come operazione di routine. L’Agenzia potrà avere accesso a questi dati solo su richiesta, e grazie al mandato di un giudice. Sembra la grande riforma promessa a gennaio. Ma l’Amministrazione è maestra delle rivoluzioni cosmetiche, e definisce concluso un programma a cui nella pratica sa di non poter rinunciare. Secondo il Nyt, la Nsa si garantirà la possibilità di accedere e di cercare all’interno dei database delle compagnie telefoniche (esattamente come faceva prima, aggiungiamo), con il solo velo di una sentenza giudiziaria “di nuovo tipo” che ancora deve essere rivelata, ma che difficilmente intaccherà le capacità dell’Agenzia. Ieri la comunità degli attivisti che appoggia Snowden indicava che il vero obiettivo deve essere il Patriot Act, la legge voluta da Bush che garantisce la sorveglianza. Che resterà al suo posto, appunto.

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