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Le avventure dello zombie Travaglio

Uno zombie si aggira per gli studi di "Servizio pubblico" pronto a mordere, a trasformare vivi in non-morti. Lo acclamano, ha sembianze conosciute, si avvicina, lo riconoscono tutti. E' Marco Travaglio. Tutto vero, almeno a fumetti, almeno per l'autore, Stefano Rapone. Giornalismo e fumetto si sono per anni guardati con sospetto, evitati, poi avvicinati, hanno condiviso lo spazio della pagina, il trono alle parole, la corte alle vignette. Si sono abbracciati nella "Storia d'Italia a fumetti" curata da Enzo Biagi e illustrata da disegnatori come Milo Manara, Aldo Capitanio e Alarico Gattia.

Le avventure dello zombie Travaglio

Uno zombie si aggira per gli studi di "Servizio pubblico" pronto a mordere, a trasformare vivi in non-morti. Lo acclamano, ha sembianze conosciute, si avvicina, lo riconoscono tutti. E' Marco Travaglio. Tutto vero, almeno a fumetti, almeno per l'autore, Stefano Rapone.

Giornalismo e fumetto si sono per anni guardati con sospetto, evitati, poi avvicinati, hanno condiviso lo spazio della pagina, il trono alle parole, la corte alle vignette. Si sono abbracciati nella "Storia d'Italia a fumetti" curata da Enzo Biagi e illustrata da disegnatori come Milo Manara, Aldo Capitanio e Alarico Gattia. Infine si sono sposati: graphic journalism lo chiamano. Reportage giornalistici come albi a fumetti, le sole parole che lasciano lo spazio a disegni, annotazioni, nuvole di discorsi. Narrazione dell'attualità, inchiesta che diventa arte. Da Art Spiegelman, il precursore, fino a Joe Sacco, pioniere e maestro del genere. Il fumetto ha poi narrato i protagonisti del giornalismo, quelli che sono diventati icone, come Mauro Rostagno o Peppino Impastato (entrambi gli albi editi da BeccoGiallo) simboli e martiri dell'antimafia. Infine, non poteva di certo mancare Marco Travaglio.

Per ora un'anteprima, un abbozzo di lavoro. Due capitoli, entrambi in bianco e nero con copertina a colori, cinque tavole ciascuno per un progetto che "narra delle avventure da non-morto del celebre giornalista, che cambierà il modo di pensare nel nostro bel paese a suon di mozzichi e bocconi", come scrive Rapone sul suo sito.

"Ho scelto Travaglio perché quando vedo qualcosa di particolarmente 'sacro' per una buona fetta della popolazione - spiega al Foglio.it l'autore - mi viene automaticamente voglia di dissacrarlo, e Travaglio ha un potere mediatico che raramente viene messo in discussione". E infatti Travaglio è mediaticamente una star, alza l'audience, incalza, magnetico quando parla di giustizia, diffonde il verbo così come si diffonde un virus. Uno zombie, appunto. Dove passa e morde tutto si trasforma, e tutti si "zombizzano". E' così nei pensieri di Rapone, che conclude sorridendo: "Mi piaceva l'idea di Travaglio che entra in studio e uccide Santoro".

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