Paradigma Barca

Matteo Renzi sa che la campagna contro gli stipendi d’oro pubblici è per ora destinata a raccogliere più popolarità che risultati pratici. Alcuni manager guidano aziende quotate, comprese le due a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari. Altri emettono obbligazioni o raccolgono risparmio pubblico. La loro capacità è commisurata ai mercati, i concorrenti sono i player privati. Ma altrove l’operazione avrebbe un senso: in Banca d’Italia si guadagna molto più che in tutte le altre banche centrali, Banca centrale europea compresa, e così succede alla Farnesina rispetto al Foreign Office e al Dipartimento di stato.

Paradigma Barca

Matteo Renzi sa che la campagna contro gli stipendi d’oro pubblici è per ora destinata a raccogliere più popolarità che risultati pratici. Alcuni manager guidano aziende quotate, comprese le due a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari. Altri emettono obbligazioni o raccolgono risparmio pubblico. La loro capacità è commisurata ai mercati, i concorrenti sono i player privati. Ma altrove l’operazione avrebbe un senso: in Banca d’Italia si guadagna molto più che in tutte le altre banche centrali, Banca centrale europea compresa, e così succede alla Farnesina rispetto al Foreign Office e al Dipartimento di stato. Anche il Quirinale riserva trattamenti incomparabili nelle altre democrazie mondiali; ancora più la Corte costituzionale e l’intera magistratura. Il vero bersaglio di Renzi è però l’alta burocrazia ministeriale, considerata non a torto pletorica, autoreferenziale e frenatrice delle riforme. Roberto Perotti, docente alla Bocconi che ha collaborato al programma di Renzi, calcola che l’Italia abbia rispetto a Gran Bretagna, Francia e Germania dal doppio al quadruplo di dirigenti di primo livello, e stipendi in proporzione. Più un privilegio unico: quello di autogiudicarsi. Come ammette l’Anac (Autorità anticorruzione e per la valutazione delle amministrazioni pubbliche), sono gli stessi ministeri a promuovere a pieni voti le loro performance, sia dei singoli dirigenti sia degli uffici. Un metodo evidentemente mutuato dal Consiglio superiore della magistratura. Ma potremmo anche definirlo “paradigma Barca”, nel senso di Fabrizio. Già capodivisione in Bankitalia, poi dirigente generale del Tesoro, è stato anche ministro (tecnico) con Mario Monti. Intanto nei weekend compiva un viaggio di 55 giorni per “rifare il Pd”; ancora ieri ha lanciato la sperimentazione “luoghi idea(li)” che terminerà nel maggio 2015. Nel mentre annunciava “il no a Renzi per il ministero dell’Economia”, e abboccava al finto Nichi Vendola della “Zanzara”. Ora difende lo stipendio di Mauro Moretti, “garante contro la privatizzazione delle Ferrovie”. Quanto durerebbe nel privato un simile top manager? E anche nello stato come e chi potrebbe valutare performance ministeriali à la Barca, sia pure esclusi i festivi?

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