“Il superego della Francia è malato”. Un pamphlet sulla République

La Francia è sull’orlo della guerra civile?”. Si apre su questa domanda il nuovo libro di Paul-François Paoli, “Malaise de l’Occident”, per le edizioni di Pierre-Guillaume de Roux (ne pubblichiamo il primo capitolo in questa pagina). Non un pamphlet politico, ma un capo d’accusa culturale di trecento pagine contro il repubblicanesimo francese e le sue derive. A far esplodere le contraddizioni francesi è stato il “matrimonio per tutti”. “Per la prima volta, non è in nome degli ideali della modernità che si sono mobilitate milioni di persone, ma in nome di un rifiuto fondamentale: quello di cedere al mito normativo del ‘Progresso’ nel campo dei costumi”.

Leggi anche Paoli Depressione francese Zanon L'intellò che sfida il giacobinismo sessuale

“Il superego della Francia è malato”. Un pamphlet sulla République

La Francia è sull’orlo della guerra civile?”. Si apre su questa domanda il nuovo libro di Paul-François Paoli, “Malaise de l’Occident”, per le edizioni di Pierre-Guillaume de Roux (ne pubblichiamo il primo capitolo in questa pagina). Non un pamphlet politico, ma un capo d’accusa culturale di trecento pagine contro il repubblicanesimo francese e le sue derive. A far esplodere le contraddizioni francesi è stato il “matrimonio per tutti”. “Per la prima volta, non è in nome degli ideali della modernità che si sono mobilitate milioni di persone, ma in nome di un rifiuto fondamentale: quello di cedere al mito normativo del ‘Progresso’ nel campo dei costumi”. La douce France, scrive l’autore de “La Tyrannie de la faiblesse”, non è più soltanto uno stato, ma una fabbrica di diritti: “La sinistra è riuscita a imporre un superego ideologico basato sull’idea che la Repubblica francese parla in nome dell’umanità tutta”. Siamo al cuore del dibattito tra “universalista” e “culturalista”. Paoli denuncia la “compiacenza apocalittica” delle lettere francesi, la loro “religione dell’umanità” e con essa un paese dove “la libertà delle idee è sotto sorveglianza” e dove domina una “nomenclatura non eletta”, composta da giornalisti e vari ideologi. E’ il paradosso della Francia “paese meno teistico in tutto l’occidente ma il più moralizzatore”. Così la guerra intestina fra laicità e islam si spiega non col fatto che la prima voglia proteggere valori universali dal secondo, ma perché “l’islam è un concorrente formidabile dell’universalismo repubblicano laico”. Secondo Paoli, “la malattia della Francia è culturale, non politica”. Parla così di “grande mutazione di civiltà” che coincide con l’estromissione del cristianesimo dalla vita pubblica, perché “il cattolicesimo è consustanziale con l’identità storica della Francia e anche se le altre religioni hanno un diritto legittimo, non hanno partecipato come la tradizione cattolica allo sviluppo dell’identità di questo paese”.

Paoli espone la contraddizione della gauche: “Non si può essere progressisti e culturalisti, o si è l’uno o l’altro. Non si può promuovere la teoria di genere e il matrimonio gay e allo stesso tempo affermare il diritto delle minoranze non europee a vivere secondo i propri standard”. Un esempio lampante di questo dilemma è stato il dibattito sulla circoncisione femminile. “Claude Lévi-Strauss, senza causare un sollevamento di scudi femministi, ha difeso il diritto degli africani a praticare la circoncisione”. Paradossi di una gauche che impone la “morale laica” nelle scuole ma si dice relativista.
Paoli mette poi in discussione la “teologia dei diritti umani” francese, attacca l’ideologia di Foucault e Deleuze, “che hanno abolito la nozione di vita interiore” e ripetuto che sono “interessati soltanto alla vita esteriore”. Ma soprattutto parla della “confusione potenzialmente totalitaria tra il valore e la verità”, con la sinistra creatrice e protettrice di “valori”. Il “gauchismo culturale” è tutto ciò che resta della vecchia gauche, con “l’antifascismo trasformato in lotta contro l’omofobia”. “La Repubblica non è una organizzazione umanitaria”, conclude Paoli. “La Repubblica non è l’Immacolata concezione della laicità”.

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