Appunti per il Papa su Obama

La battagliera intervista del cardinale americano Raymond Leo Burke intorno a vita, famiglia e altre faccende non negoziabili, con un affondo potente sull’“ostilità al cristianesimo” promossa da Barack Obama in tutti i settori della società, è stata tradotta in inglese giusto una settimana prima dell’arrivo del presidente americano in Vaticano per incontrare Papa Francesco. Burke, principesco canonista di sensibilità tradizionalista rimosso con più di un ohibò lo scorso anno dalla congregazione dei Vescovi (dall’America è entrato invece Donald Wuerl, di opposto orientamento), aveva rilasciato a gennaio una lunga intervista al magazine polacco Polonia Christiana.

Appunti per il Papa su Obama

La battagliera intervista del cardinale americano Raymond Leo Burke intorno a vita, famiglia e altre faccende non negoziabili, con un affondo potente sull’“ostilità al cristianesimo” promossa da Barack Obama in tutti i settori della società, è stata tradotta in inglese giusto una settimana prima dell’arrivo del presidente americano in Vaticano per incontrare Papa Francesco. Burke, principesco canonista di sensibilità tradizionalista rimosso con più di un ohibò lo scorso anno dalla congregazione dei Vescovi (dall’America è entrato invece Donald Wuerl, di opposto orientamento), aveva rilasciato a gennaio una lunga intervista al magazine polacco Polonia Christiana, rilanciata la settimana scorsa dal sito Lifesitenews.com, e dunque trasformata in modo più o meno intenzionale in una specie di appunto esortativo indirizzato al Papa, che si troverà di fronte un uomo “completamente secolarizzato che promuove in modo aggressivo politiche contro la famiglia e contro la vita”, non un leader cristiano cresciuto nella periferia esistenziale di Chicago. Di rado indulgente verso i giri di parole, Burke dice che Obama è “ostile alla civiltà cristiana” e l’ultima trovata consiste nel “ridurre la libertà religiosa alla libertà di culto: pensa che una persona sia libera di agire secondo coscienza entro i confini del luogo di culto ma una volta uscito lo stato può costringerlo ad agire contro coscienza”. Per il cardinale queste politiche “sarebbero state inimmaginabili negli Stati Uniti 40 anni fa”, e la battaglia per la secolarizzazione condotta da Obama configura un simultaneo tradimento dello spirito cristiano e di quello americano. Se si considera che qualche mese fa diceva che ascoltando Francesco “si ha l’impressione che lui pensi che stiamo parlando troppo di aborto, dell’integrità del matrimonio tra uomo e donna. Ma noi non potremmo mai parlarne abbastanza”, le scudisciate in occasione del primo incontro fra Obama e Francesco paiono rivolte, con intendimenti e accenti differenti, a entrambi gli interlocutori.

C’è anche una seconda “coincidenza” che carica gli appunti di Burke di ulteriori significati. E’ il dibattimento alla Corte suprema americana intorno al caso di Hobby Lobby e Conestoga Wood, due aziende che rifiutano di offrire la copertura assicurativa per i contraccettivi e i farmaci abortivi ai propri dipendenti – come previsto dall’Obamacare – in nome della libertà religiosa. E’ una forma di obiezione di coscienza estesa ai settori di profitto, non soltanto confinata alle parrocchie e ai luoghi di culto. Ieri i giudici hanno discusso i casi in aula, e nella disputa le obiezioni al dispositivo obamiano hanno sovrastato gli argomenti a favore; la discussione però non ha valore vincolante, serve giusto come termometro dell’opinione dei giudici e talvolta è un termometro ingannevole. Due anni fa la disputa orale attorno alla costituzionalità dell’Obamacare fu vinta chiaramente dai ricorrenti contro la Casa Bianca, ma al momento del voto la riforma fu giudicata costituzionale. Quello che preme a Burke e ai vescovi americani, autori di un memorandum critico messo agli atti del processo, è spiegare che la portata dei casi sulla libertà religiosa e le loro possibili implicazioni è enorme. Come ha scritto Jeffrey Rosen sul magazine New Republic, si sta mettendo in discussione “il bilanciamento fra il primo emendamento e le leggi contro la discriminazione”, ovvero fra i due pilastri giuridici che sostengono l’impianto americano. Le conseguenze sulle possibilità espressive dei cristiani nello spazio pubblico sono gigantesche. E’ a questa distorsione della “laicità positiva” dell’America, e non soltanto alle specifiche battaglie su aborto e famiglia, che allude Burke quando parla della secolarizzazione obamiana. Lo stesso capo della Conferenza episcopale americana, Joseph Kurtz, ha ricordato in proposito le parole di Francesco: “La religione non può essere relegata nel santuario della v dita privata, senza influenzare la vita sociale”. Osservazioni che diversi vescovi americani sperano prevalgano sul paradigma dell’accoglienza quando Obama varcherà le mura leonine. Nel 2009 Benedetto XVI gli aveva regalato una copia della “Dignitas Personae”, testo sulla bioetica che, evidentemente, Obama non ha letto.

 

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