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In Egitto continua la repressione dei filo-Morsi: 529 condannati a morte

Una corte dell'Alto Egitto ha condannato a morte 529 islamisti sostenitori del deposto presidente dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi. La sentenza, la più dura nella storia dell'Egitto, si riferisce all'assassinio di Mostafa al Attar, vicecomandante della stazione di polizia di Minya. Lo scorso agosto, lo smantellamento da parte della polizia e dell'esercito dei sit in della Fratellanza a Rabaa al Adawyia e ad al Nahda, al Cairo, ha causato la morte di diverse centinaia di persone, con reazioni violente in tutto il Paese dei sostenitori di Morsi alla repressione delle forze di sicurezza.

In Egitto continua la repressione dei filo-Morsi: 529 condannati a morte

Una corte dell'Alto Egitto ha condannato a morte 529 islamisti sostenitori del deposto presidente dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi. La sentenza, la più dura nella storia dell'Egitto, si riferisce all'assassinio di Mostafa al Attar, vicecomandante della stazione di polizia di Minya.

Lo scorso agosto, lo smantellamento da parte della polizia e dell'esercito dei sit in della Fratellanza a Rabaa al Adawyia e ad al Nahda, al Cairo, ha causato la morte di diverse centinaia di persone, con reazioni violente in tutto il Paese dei sostenitori di Morsi alla repressione delle forze di sicurezza. A Minya in particolare, furono in centinaia ad assaltare la stazione di polizia, uccidendo Al Attar, tentando di uccidere un altro ufficiale e dando fuoco alla sede delle forze di sicurezza.

Il processo, iniziato solo sabato 22 marzo, è arrivato ad emettere la sentenza nel giro di due giorni, suscitando l'ira degli avvocati. Sebbene sia ancora possibile presentare ricorso, la sentenza è destinata ad avere gravi conseguenze in tutto l'Egitto, dove l'intero sistema giudiziario è da tempo sotto accusa per aver condotto migliaia di arresti sommari dal colpo di Stato del 30 giugno 2013.

Anche in questo caso, così come per molti altri processi celebrati contro rappresentanti dell'opposizione al governo filo-militare, i giudici non hanno voluto ascoltare le tesi della difesa prima di emettere la sentenza.

Intanto, ieri è stato rilasciato l'attivista Alaa Abdel-Fattah, reo di aver violato la legge introdotta dal governo militare che limita le manifestazioni di protesta. Alaa era rinchiuso in carcere da quattro mesi. Restano invece in detenzione i 20 giornalisti di al-Jazeera, tra cui l'australiano Peter Greste, arrestati lo scorso dicembre con l'accusa di terrorismo. Altro esempio della censura messa in atto dal governo filo-militare egiziano che ha avviato una dura campagna dura nei confronti dell'emittente di Doha, considerata al servizio dei Fratelli musulmani.

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