Per Sarkozy pare ci sia la Stasi, in Francia. Non farà la rentrée

A Parigi l’aria era quella da scontro finale, come se tutto il sistema francese si fosse schierato e fosse pronto a farsi vedere, ora che ne abbiamo ascoltato le voci nelle intercettazioni che tutto smascherano, soprattutto di Nicolas Sarkozy e del suo clan. Sullo sfondo, protagonista involontario, c’era lo smog, a Parigi, quello smog che sta facendo impazzire i francesi alle prese con le targhe alterne e con il senso eterno di essere stati ancora una volta fregati dai tedeschi, che non vogliono cedere un centesimo del loro benessere e invece esportano particelle velenose che inquinano la capitale di Francia.

Per Sarkozy pare ci sia la Stasi, in Francia. Non farà la rentrée

A Parigi l’aria era quella da scontro finale, come se tutto il sistema francese si fosse schierato e fosse pronto a farsi vedere, ora che ne abbiamo ascoltato le voci nelle intercettazioni che tutto smascherano, soprattutto di Nicolas Sarkozy e del suo clan. Sullo sfondo, protagonista involontario, c’era lo smog, a Parigi, quello smog che sta facendo impazzire i francesi alle prese con le targhe alterne e con il senso eterno di essere stati ancora una volta fregati dai tedeschi, che non vogliono cedere un centesimo del loro benessere e invece esportano particelle velenose che inquinano la capitale di Francia. E in mezzo si stagliavano i cartelloni elettorali, volti di donna, Anne Hidalgo e Nathalie Kosciusko-Morizet, la socialista e la gollista, le candidate a sindaco di Parigi, che tutto sono riuscite a far dire di sé, dai pettegolezzi alle cattiverie ai legami con i clan d’appartenenza che con le donne hanno avuto rapporti complicati, i sarkozisti e gli hollandiani, ma poco hanno fatto capire di quel che vogliono fare, una volta che saranno padrone della capitale.

Poi ieri è arrivato il primo intervento pubblico di Sarkozy, una lettera ai francesi consegnata al più fedele tra i quotidiani, il Figaro, le parole di un signore che ha cinquantanove anni, scrive, e ormai non cambia più. Ma non vuole essere abbattuto, e anche se si era ripromesso di tacere, parla. Scrive che i valori della Repubblica sono stati violati senza scrupoli, “sono stato ascoltato nelle mie conversazioni telefoniche per otto mesi”, come in un paese in cui c’è un dittatore, come ne “Le vite degli altri”, come con la Stasi, “e invece questa è la Francia”; scrive che il suo avvocato ha avuto lo stesso trattamento, e con lui tutti i destinatari delle telefonate; scrive che il ministro della Giustizia dice di non sapere niente “nonostante tutti i report che ha richiesto e ricevuto”, il ministro dell’Interno dice di non sapere niente “nonostante tutte le forze dell’ordine dedicate soltanto alla mia situazione”, “ma chi pensano di prendere in giro? Ci sarebbe da ridere se non fossero in discussione i princìpi fondamentali della Repubblica; scrive che i metodi dei magistrati sono distorsivi e che non combattono battaglie leali. Soprattutto, scrive Sarkozy, “contrariamente a quel che si legge quotidianamente, non provo alcun desiderio di ritornare oggi nella vita pubblica di questo paese”: l’ex presidente vuole essere un cittadino normale, e trattato come tale.

L’ex presidente cerca così di riportare l’affare di stato sulle intercettazioni nel campo del governo socialista, che non si sa cosa sapesse e ha fatto fatica a testimoniarlo, con un’aggiunta sprezzante: se voi socialisti avete fatto tutto questo per stroncare il mio rientro che era previsto per maggio, dopo lo sfacelo annunciato delle elezioni europee, avete perso tempo, e rimarrete impigliati nel vostro complotto. Ma se ora François Hollande e i suoi dovranno dare altre spiegazioni, anche Sarkozy dovrà farlo. Da quando ha lasciato l’Eliseo, ormai un paio di anni fa, sono andati ammonticchiandosi molti scandali, che hanno a che fare con i finanziamenti del suo partito, con l’anziana signora Bettencourt, con i finanziamenti della sua campagna elettorale, con l’abuso di potere – lo specchio della sua gestione del potere. Le intercettazioni ultime sono un capitolo decisivo, perché definiscono un mondo, come scriveva ieri Libération, in uno speciale dallo spiccato moralismo, che si serviva di favori e di scambi per garantirsi la sopravvivenza. Il fatto è questo: un magistrato della Corte di cassazione, Gilbert Azibert, aveva garantito a Sarkozy che gli avrebbe fatto sapere i contenuti delle indagini legate all’affaire Bettencourt, che riguarda i finanziamenti all’Ump – contenuti coperti ovviamente da segreto istruttorio. In cambio Sarkozy avrebbe promesso a Azibert una raccomandazione per andare alla Corte di Monaco. Sarkozy aveva un secondo telefono al quale rispondeva col nome di Paul Bismuth, che è il nome di un compagno di scuola dell’avvocato di Sarkozy, il fedelissimo Thierry Herzog, che è la persona con cui l’ex presidente parlava al telefono. Come spesso accade, il telefono era stato messo sotto controllo all’interno dell’inchiesta sui fondi libici alla campagna elettorale del 2008 di Sarkozy, e invece dalle intercettazioni si è saputo ben di più dell’altro affaire aperto, quello appunto relativo alla signora Bettencourt, dal quale Sarkozy è già stato prosciolto, ma si attende che la Cassazione tolga il sequesto giudiziario ai materiali personali di Sarkozy, taccuini e agende. In un’intercettazione, Herzog si compiace assieme all’ex presidente del “lavoro svolto da Gilbert”, l’alto magistrato, al punto che qualche giorno dopo Sarkozy telefona a Herzog per dirgli che è pronto a far ottenere a Gilbert il posto a Monte Carlo. C’è un’aggravante: nelle intercettazioni ci sono anche false conversazioni per ingannare i giudici, che con tutta probabilità avrebbero sentito quelle parole. Herzog parla dei magistrati riferendosi a loro come dei “bastardi” (soprattutto si parla di quelli di Bordeaux, da cui passano molti dossier) ma tutto questo tramare è stato inutile, perché l’11 marzo scorso la Cassazione non ha restituito alcunché a Sarkozy.

Mercoledì sera, l’avvocato Herzog aveva fatto avere al procuratore della Repubblica di Parigi una lettera in cui contestava, presentando alcuni documenti come prova, la legalità stessa delle intercettazioni pubblicate che sono relative al gennaio e febbraio di quest’anno. Era l’inizio della controffensiva che poi è culminata con l’intervento di Sarkozy: l’ex presidente parla di persecuzione, ma per ora la sua immagine passa assieme a quella di un sistema di corruzione dei giudici e di un uso molto spregiudicato del potere – al punto che sempre Libération chiede se gli scandali, in Francia, non sono più dissociabili dalla pratica del potere.

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