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Un po' agiografia, un po' fotoromanzo. Il libro fotografico su Renzi che non piace a chi non lo ha ancora visto

Un blow up fiorentino. Una finestra, di cronaca, aperta su Matteo Renzi. Un inciampo fotografico con la storia che cambia, in volgare si direbbe "nel racconto quotidiano", perché eravamo lì quando succedeva. Tutti quelli che il libro non lo hanno letto lo definiscono viziaccio italiano da rottamare: agiografico, equivicino, paraculo. Lo aggettivano ma senza essere dei Giorgio Manganelli ed avere la forza (che lui aveva) di pronunciare un  "non l'ho letto e non mi piace" per autorevolezza. E basta. La verità è che il libro che uscirà sabato su Matteo Renzi con La Nazione e con gli altri quotidiani del QN (Resto del Carlino e Il Giorno) è un libro diverso dagli altri.

Un po' agiografia, un po' fotoromanzo. Il libro fotografico su Renzi che non piace a chi non lo ha ancora visto

Un blow up fiorentino. Una finestra, di cronaca, aperta su Matteo Renzi. Un inciampo fotografico con la storia che cambia, in volgare si direbbe "nel racconto quotidiano", perché eravamo lì quando succedeva. Tutti quelli che il libro non lo hanno letto lo definiscono viziaccio italiano da rottamare: agiografico, equivicino, paraculo. Lo aggettivano ma senza essere dei Giorgio Manganelli ed avere la forza (che lui aveva) di pronunciare un  "non l'ho letto e non mi piace" per autorevolezza. E basta. La verità è che il libro che uscirà sabato su Matteo Renzi con La Nazione e con gli altri quotidiani del QN (Resto del Carlino e Il Giorno) è un libro diverso dagli altri. E' raccontato da chi, questo percorso dalla Comunione di Matteino prima alla Provincia ed al comune di Firenze poi, quindi a Palazzo Chigi lo ha visto tutto, e di persona, passo dopo passo.

Non è agiografico il volumetto su Matteo ma non è neppure  odiografico. Siamo tra Tacito e il fotoromanzo, una storia (quasi) fiorentina visto che lui, i' Renzi, si consuma nei suoi primi quaranta anni (meno uno) tra Rignano sull'Arno e Pontassieve, con spruzzatine in Piazza della Signoria. Sfogli le pagine ed è come se un Tacito vernacolare, in fiorentino, accompagnasse il racconto. Un Renzi visto dai contemporanei. "Non abbiam dovuto chiedere allo zio di Matteo – dice al Foglio il direttore de La Nazione, Gabriele Canè – cosa diceva il Matteo nelle sue uscite perché  quando lo zio ascoltava Renzi pure noi, i cronisti, c'eravamo". Perché si, d'accordo, il volume uscirà sabato, abbinato a La Nazione, giornale fondato da Bettino Ricasoli, uno dei padri della patria, ma a noi tra rosiconi, Grillini, e giornalisti infoiati, su i' Matteo viene in mente una frase di Amici Miei, film indimenticato sulla sapidità toscana: "Il bello della 'zingarata' è proprio questo: la libertà, l'estro, il desiderio. Come l'amore: nasce quando nasce e quando non c'è più è inutile insistere, non c'è più". Buonanotte bucaioli, i' Matteo Renzi vi saluta.

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