Può fare politica, eccome

La conferma della sentenza contro Silvio Berlusconi da parte della Cassazione è un altro tassello, forse neppure l’ultimo, di una vicenda di strapotere giudiziario e di disprezzo per la sovranità popolare. Si tratta di un problema serio, di uno squilibrio tra poteri e ordini dello stato che ha prodotto guasti gravi e ne può produrre di peggiori se non sarà corretto. Proprio la dimensione e la gravità del tema dovrebbe sconsigliare di annegarlo in una sguaiata campagna di demonizzazione retrospettiva, come ha puntualmente fatto Repubblica, ma non solo, anche di immiserirlo attraverso un utilizzo elettoralistico che, per essere attuato da simpatizzanti berlusconiani, non è però meno superficiale.

Può fare politica, eccome

La conferma della sentenza contro Silvio Berlusconi da parte della Cassazione è un altro tassello, forse neppure l’ultimo, di una vicenda di strapotere giudiziario e di disprezzo per la sovranità popolare. Si tratta di un problema serio, di uno squilibrio tra poteri e ordini dello stato che ha prodotto guasti gravi e ne può produrre di peggiori se non sarà corretto. Proprio la dimensione e la gravità del tema dovrebbe sconsigliare di annegarlo in una sguaiata campagna di demonizzazione retrospettiva, come ha puntualmente fatto Repubblica, ma non solo, anche di immiserirlo attraverso un utilizzo elettoralistico che, per essere attuato da simpatizzanti berlusconiani, non è però meno superficiale. La battaglia che ha senso combattere, e con un po’ di intelligenza e convinzione addirittura vincere, non riguarda “il nome” di Berlusconi all’interno di un iter giudiziario ormai predeterminato, ma la salvaguardia, anche in queste condizioni di illogica “prigionia”, di una presenza politica autorevole e utile al paese. Fare intendere che quello che chiamano il “condannato” Berlusconi è invece oggi come ieri il portatore di una visione concretamente rinnovatrice, che ha una sua forza intrinseca e una sua udienza nel consenso popolare che nessuna sentenza può annullare: questo è il tema vero della battaglia di democrazia alla quale si può cercare di far partecipare anche chi ha opinioni lontane e orizzonti politici distinti e persino opposti a quelli del fondatore di Forza Italia.
Su questa strada sono già stati compiuti atti rilevanti, a cominciare dalla tessitura dell’intesa sulle riforme istituzionali con Matteo Renzi, che a sua volta ha riconosciuto la profonda sintonia nell’ispirazione riformista e la gratitudine per la disponibilità. E il sostanziale e vigoroso silenzio dei renziani, che hanno evitato di commentare la sentenza di Cassazione, suona come una tacita conferma che l’unica cosa che conta è la possibilità di proseguire nel confronto sulle riforme. Per Renzi e per i suoi Berlusconi resta un interlocutore politico rilevante, indipendentemente dalla situazione giudiziaria che subisce. Anche l’offerta avanzata ieri sulle colonne del Foglio da Renato Brunetta di affiancare al patto già stipulato sulle riforme istituzionali un nuovo patto sulle priorità di una politica riformista e sulla presenza in Europa, che contiene anche il tema delicatissimo della riforma della giustizia, va nella stessa direzione. Si vedrà se esistono le condizioni per questo nuovo percorso. Renzi ha detto ieri in Parlamento che l’ampiezza dell’intesa sulla riforma elettorale che comprende Forza Italia al di fuori della maggioranza di governo è un elemento di rilievo per la comprensione delle scelte politiche italiane in Europa. La difesa del senso profondo e ormai storico del berlusconismo passa dai frutti che saprà ancora produrre.

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