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Renzi spavaldo sull'Europa, ma il Fiscal compact frugherà nelle nostre tasche

Le briglie europee ai conti pubblici italiani continuano a far discutere. Oggi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo in Parlamento, ha detto che il tetto Ue del 3 per cento al rapporto deficit/pil è "oggettivamente un parametro anacronistico", ma per l'Italia "non ci sarà nessuno sforamento". Stamattina, intervistato dal Corriere della Sera, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha invece fatto riferimento al Fiscal compact, cioè all'accordo tra 25 stati dell'Unione europea per vincolare la riduzione di deficit e debito pubblici: "Il Fiscal compact - ha detto Delrio – al suo interno contiene regole che già oggi tengono conto della congiuntura economica dei Paesi, rendendo gli obiettivi meno rigidi".

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Renzi spavaldo sull'Europa, ma il Fiscal compact frugherà nelle nostre tasche

Le briglie europee ai conti pubblici italiani continuano a far discutere. Oggi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo in Parlamento, ha detto che il tetto Ue del 3 per cento al rapporto deficit/pil è "oggettivamente un parametro anacronistico", ma per l'Italia "non ci sarà nessuno sforamento".

Stamattina, intervistato dal Corriere della Sera, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha invece fatto riferimento al Fiscal compact, cioè all'accordo tra 25 stati dell'Unione europea per vincolare la riduzione di deficit e debito pubblici: "Il Fiscal compact - ha detto Delrio – al suo interno contiene regole che già oggi tengono conto della congiuntura economica dei Paesi, rendendo gli obiettivi meno rigidi. Tutto questo è già scritto, non lo dobbiamo trattare. Noi consideriamo che il Fiscal compact vada preso per intero, non solo nell'obiettivo dei 50 miliardi presunti che l'Italia dovrebbe versare, ma anche nelle parti in cui si dice che l'entità di questo rientro dipende dalla congiuntura economica".

Tuttavia applicare quelle norme non sarà una passeggiata per il nostro paese. Martedì scorso, sul Foglio, Antonio Pilati aveva sollevato il tema così il tema dell'applicazione del Fiscal Compact:

"Entro marzo un comitato di 11 esperti, presieduto dall’economista ed ex banchiera centrale austriaca Gertrude Trumpel-Gugerell e incaricato di studiare le modalità di attuazione dell’impegno di rientro ventennale sotto soglia assunto con il trattato Fiscal compact dai paesi che superano la quota del 60 per cento nel rapporto debito/pil, dovrà presentare al presidente della Commissione Ue Barroso le sue proposte operative". (Qui l'articolo completo)

Tra le proposte allo studio, una in particolare è destinata a far discutere, se approvata: la costituzione di un Fondo comune delle porzioni di debito pubblico che superano la soglia del 60 per cento del rapporto debito pubblico/pil, con il Fondo stesso che poi potrà collocare titoli a tassi bassi (grazie alla garanzia comune europea). Una sorta di Eurobond, insomma. In cambio, però, si prevede che dal gettito fiscale degli stati partecipanti si attui ogni anno un prelievo automatico pari a 1/20 del debito apportato al Fondo. Conclude Pilati: "Nella forma si verifica un trasferimento di potere che muta la figura statuale: l’esazione fiscale esce dai confini dello stato, si rende extraterritoriale e passa a un’autorità svincolata da organi eletti".

Oggi anche il Corriere della Sera, in un commento dell'economista dell'Università di Pavia Riccardo Puglisi, è tornato sul tema, citando tra l'altro l'articolo apparso sul Foglio. Puglisi sostiene la ragionevolezza del Fiscal compact come primo passo verso l'eventuale condivisione del debito pubblico a livello europeo: "Qui la microeconomia – e il buonsenso – aiutano: perché mai un debitore affidabile, una 'firma di tutto riposo' – per usare un'espressione un po' ottocentesca –, dovrebbe mettere in comune i propri debiti con soggetti molto meno affidabili? L'idea è che gli eurobond sono fattibili se i debiti pubblici dei diversi paesi convergono rapidamente verso 'quote più umane', e il Fiscal compact è un meccanismo stringente per giungere a questo esito". Lo stesso Puglisi, però, riguardo l'ipotesi descritta da Pilati di un prelievo coatto del gettito fiscale da parte dell'Ue, al fine di ridurre il debito pubblico italiano in eccesso alla quota del 60 per cento del debito, conclude: "Il rientro verso il 60 per cento avverrebbe in modo meccanico, forse con un eccesso di cessione di sovranità".

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