La fine del G8 (e di altro)

Putin annette la Crimea e ridicolizza l’occidente che “imbroglia sempre”

Con un discorso di 47 minuti davanti al Parlamento, Vladimir Putin ha ridefinito i termini della geopolitica globale e spinto lo scontro con l’occidente a un livello superiore. Il presidente russo ha mischiato diversi generi e registri per annunciare l’annessione della Crimea, che va formalmente sancita con un voto del Parlamento, dopo il referendum separatista di domenica. Il Putin nazionalista ha rinfocolato l’epopea russa e celebrato un gesto che ripara “l’errore storico” di Kruscev, che cedette la penisola senza immaginare che un giorno l’Ucraina sarebbe finita formalmente fuori dall’orbita di Mosca. Ha parlato dell’identità violata, delle famiglie russe che un giorno si sono svegliate in un paese straniero, della grande diaspora che in Crimea si sovrappone fatalmente alle logiche della strategia militare.

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Putin annette la Crimea e ridicolizza l’occidente che “imbroglia sempre”

Con un discorso di 47 minuti davanti al Parlamento, Vladimir Putin ha ridefinito i termini della geopolitica globale e spinto lo scontro con l’occidente a un livello superiore. Il presidente russo ha mischiato diversi generi e registri per annunciare l’annessione della Crimea, che va formalmente sancita con un voto del Parlamento, dopo il referendum separatista di domenica. Il Putin nazionalista ha rinfocolato l’epopea russa e celebrato un gesto che ripara “l’errore storico” di Kruscev, che cedette la penisola senza immaginare che un giorno l’Ucraina sarebbe finita formalmente fuori dall’orbita di Mosca. Ha parlato dell’identità violata, delle famiglie russe che un giorno si sono svegliate in un paese straniero, della grande diaspora che in Crimea si sovrappone fatalmente alle logiche della strategia militare. Allo stesso tempo il tattico Putin ha rassicurato governi occidentali e mercati: l’annessione crimeana non apre a una belligerante incursione nell’Ucraina orientale a forte presenza russa. Nel frattempo il Putin leader globale ha minacciato e ridicolizzato l’occidente, e in particolare l’America, colpevole di “averci sempre imbrogliato, di avere fatto accordi alle nostre spalle, di averci presentato fatti compiuti”. Si è appellato ai bombardamenti della Serbia e alla detronizzazione del libico Gheddafi per documentare la politica antirussa dell’occidente, e il sostegno alle forze che hanno cacciato Viktor Yanukovich da Kiev nella logica putiniana non poteva rimanere impunito. “Hanno varcato una linea rossa”, ha detto, sbeffeggiando la formula che è diventata la sintesi della debolezza di Barack Obama. Il presidente americano ha convocato un G7 per la settimana prossima in Olanda e ha discusso con Angela Merkel dell’inaccettabile violazione dell’integrità territoriale ucraina. Mentre la Francia sanciva la fine del G8, la Casa Bianca ha parlato di una “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”.

Il vicepresidente americano, Joe Biden, in missione in Polonia per rassicurare gli alleati dell’Europa orientale ha reiterato il rifiuto delle argomentazioni russe e ha discusso con i leader baltici l’ipotesi di esercitazioni militari più attive dalle parti del confine russo. Il problema dell’occidente è trovare punizioni efficaci a un prezzo abbordabile. Il primo round di sanzioni occidentali ai danni dell’inner circle di Putin, con l’Unione europea assai più tentennante dell’America per via del solito ricatto energetico, è stato accolto da sonore risate dei diretti interessati e ottime performance della Borsa moscovita; il ministero degli Esteri russo ha annunciato sanzioni uguali e contrarie, che, ha scritto prima di tutti il Daily Beast, colpiranno senatori e funzionari che invocano misure aggressive per isolare Mosca. L’ipotesi di essere inclusi nella lista nera di Putin ha scatenato nei senatori Dick Durbin e John McCain reazioni simili a quelle dei loro omologhi russi, ulteriore segno che si trattava soltanto di una punizione simbolica.

Dopo la svolta di ieri la Casa Bianca promette che farà molto di più. Ci saranno sanzioni adeguate alla gravità degli eventi, dice Washington, e la stabilità dei mercati internazionali non deve far dimenticare che decine di miliardi di dollari di investitori russi e “compari” di Putin, come li chiama la Casa Bianca, ogni giorno escono dalle banche americane nel timore di un congelamento degli asset russi all’estero. Dietro il ghigno beffardo del cerchio magico di Putin qualche timore cresce, ma il Cremlino a questo punto deve alzare la posta nel confronto con l’occidente: “Alcuni politici occidentali ci hanno minacciato non solo con le sanzioni ma anche alludendo a possibili problemi interni. Mi piacerebbe sapere cosa intendono. Dobbiamo aspettarci che deteriorino la nostra situazione economica, provocando il malcontento nel popolo?”.

Il malcontento è un’arma che Putin sente di poter usare a suo vantaggio. Il trattato sulla Crimea ha riconsolidato l’identità russa in diaspora, e ora anche i separatisti della Transnistria chiedono, per bocca del capo del Consiglio supremo, un’operazione crimeana per staccarsi dalla Moldavia. C’è il potenziale per un’ondata di rivendicazioni filorusse lungo la cortina di ferro. Ieri è stato anche il giorno in cui la contesa di Crimea ha fatto la sua prima vittima: un ufficiale ucraino è stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze russe a Sinferopoli, e il governo di Kiev considera l’accaduto come un crimine di guerra. E’ l’esito inevitabile delle operazioni con cui l’esercito russo sta assorbendo le basi e la flotta ucraina nella penisola.

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